Ritorno al Futuro – Perriconi e Pignatelli – Parte 2

Raccontavo qui dell’emozionante Orizzontale Perriconi e Pignatelli a cui ho assistito a TerroirVino. Dopo avervi presentato storia e caratteristiche di questo vitigno, andiamo oltre la vite, passando prima dalla botte e poi al calice. CIG_je9WsAAsGPm Il Perricone è un vitigno generoso, ben resistente alla siccità, adatto alle terre di Sicilia; in realtà, Marilena Barbera e Marco Sferlazzo ci hanno ricordato come dire Sicilia significhi ben poco, visto le grandi differenze di territorio e clima che si possono incontrare sulle strade dell’isola. “La Sicilia è un continente” dove, però, come spiegava Marilena, a differenza del Nord Italia, le annate calde sono viste con apprensione, dato che l’uva si asciuga, si disidrata e va in arresto vegetativo, producendo vini immaturi. Ben vengano quindi le annate fresche, quando si possono tenere i frutti della vite più a lungo sulla pianta. Se questo è vero in generale, non lo è per il Perricone, che in annate piovose presenta un tannino intenso e molto fitto, che rende difficile in bocca il vino. Fondamentale quindi un attento lavoro di selezione di uve ben mature e sane, pronte, che non producano sentori vegetali che potrebbero risultare troppo evidenti nel calice. Marco Sferlazzo ci ha raccontato come si sia inventato una prima raccolta di acini verdi per produrre un vino al momento unico, un Rosato di Perricone, che nasce da una vinificazione in bianco, senza lieviti selezionati, e che è molto amato in Francia e nel Nord Europa: il Maquè Rosè di Porta del Vento. A questo primo problema va aggiunto un’altra caratteristica fondamentale: la “bassa resa”, che sebbene nel mondo del vino non sia amata da chi produce vini in quantità industriali è spesso sinonimo di qualità, ed è comunque una necessità in questo caso specifico. Luigi Veronelli scriveva che la resa bassa è il vero segreto dei grandi vini, perché adatta ad esaltare il complesso dei valori terragni. Fondamentale quindi anche un lungo affinamento; in generale, dopo 15/30 giorni di fermentazione (che possono essere anche di meno) sulle bucce, il vino viene raccolto in botti medio/piccole per 12 mesi (come vedremo c’è chi lo tiene un po’ meno) e per altri 4-6 mesi affina in bottiglia. La pazienza necessaria dettata da questi tempi, che non permettono di vedere il vino pronto nel calice prima di un paio d’anni è un’altra ragione dietro allo scarso interesse di alcuni produttori, che vogliono avere vasche vuote e bottiglie piene con maggiore frequenza. 20150622_161219 Il vino si presenta all’esame visivo di colore rubino spento, piuttosto carico di porpora; al naso, come notato da Marco Sferlazzo sono evidenti due componenti, quella  dei frutti rossi, lampone, fragoline di bosco, prugne e ciliegie e quella erbacea, più speziata, con sentori di timo, pepe nero, ginepro e liquirizia. In bocca i tannini sono maturi e pieni, con buona persistenza e corpo asciutto ed in alcuni casi un finale di mandorla, come caratteristica propria del vino. Ma che dire nello specifico di quello che abbiamo provato assaggiando i Perriconi di Marilena Barbera e Marco Sferlazzo, Fabio Sireci (Feudo Montoni), Francesco Guccione ed i Pignatelli di Marco De BartoliNino Barraco? Ne parleremo nella terza ed ultima parte… (to be continued)

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