Ritorno al Futuro – Perriconi e Pignatelli (Parte 3, ed ultima)

Perriconi da argille azzurre, Pignatelli da argille rosse.

Eccoci al gran finale…dopo aver parlato di Perricone e Pignatello in questo articolo introduttivo ed in questo secondo post, veniamo al clou dell’orizzontale a cui ho assistito a TerroirVino, quando i nostri calici sono stati riempiti da questi 6 degni esemplari.20150622_161219

La padrona di casa, Marilena Barbera, insieme a Marco Sferlazzo ci hanno accompagnato quindi nell’assaggio dei loro vini e di quelli di Feudo MontoniFrancesco Guccione ed i Pignatelli di Marco De Bartoli e Nino Barraco.

bottiglia-vigna-core-2013

Passiamo quindi al calice, ed il primo approccio è stato con il Perricone di Fabio Sireci, il Vigna del Core 2013 di Feudo Montoni. Il vitigno cresce sulle argille azzurre dell’azienda in alta collina a circa 600 metri s.l.m., allevato ad alberello, con vitigni vecchi di 40 anni. Dopo la tradizionale macerazione sulle bucce per 15 giorni, matura per 8 mesi in botte e poi 4 in bottiglia; al naso fra i vini presentati è stato quello con le note fruttate più evidenti, con sentori di prugna, lampone e fragoline di bosco ed un finale di liquirizia. Gusto fresco e rotondo al palato, direi il più morbido in bocca fra quelli provati; 13,5%.

s_rossodimarco

Il secondo vino passato nei calici è stato un Pignatello, quello del compianto Marco De Bartoli, che porta il nome Rosso di Marco 2013. Il suo vino nasce quindi sulle argille rosse della provincia di Trapani, da un vitigno che ha tra gli 11 ed i 22 anni e che viene vendemmiato nelle due settimane centrali del mese di settembre. Ha un affinamento di 12 mesi in fusti di rovere francese (zona di Tronçais) di media grandezza (10 hl) e poi di 6 mesi in acciaio e bottiglia; produzione annua di 8.000 bottiglie. Ancora più frutti rossi che componente erbacea all’esame olfattivo, per un vino poco tannico e piacevole in bocca.

Maquè

E’ stato poi il momento dei vini dei due padroni di casa, a partire da Marco Sferlazzo, con il suo Maquè Perricone 2013 di Porta del Vento, un’annata fresca, come ci ha ricordato Marco che ha poi spiegato che le uve sono state raccolte a mano a metà ottobre, per poi passare ai 15 giorni di fermentazione in tini di rovere a contatto con le bucce (aggiungendo però che le due settimana di macerazione potrebbero anche essere diminuite nelle prossime annate). Il periodo successivo è in tini di rovere di Slavonia, da 50 ettolitri (legno grande, quindi, rigorosamente non tostato); i suoi vigneti hanno 15 anni di età e la sua produzione è di circa 15.000 bottiglie. Al naso, la prugna ed i frutti rossi sono qui in buon equilibrio con spezie, timo e pepe verde; si sentono i minerali che provengono dallo scambio con le terre di sabbia rossa, che permettono alla vite di affondare per diversi metri in profondità le radici.

microcosmo-btg

Microcosmo 2012 di Marilena Barbera è stato il gioiello successivo presentato nella collana di vini della giornata, l’unico non in purezza, ma piantato e seguito da Marilena con il chiaro proposito di recuperare la tradizione, con un vitigno misto, dove il Perricone cresce insieme al Nerello Mascalese, in proporzione di 10 a 1 ed il vigneto viene trattato come un’entità unica ed interdipendente, ricreando appunto un microcosmo con una una vigna in perfetto equilibrio. Il risultato è un vino con una personalità forte ed emozionante, in cui al naso l’equilibrio fra frutti rossi (prugna e ciliegia) e sentori erbacei si spostava più su quet’ultimi, con presenza di spezie (timo) ed un buona presenza tannica al palato, con un finale rotondo ed equilibrato. Marilena ci ha chiaramente spiegato che non si sogna di presentare il suo Perricone prima di un paio d’anni.  Interessante quindi assaggiare un’annata precedente rispetto alle altre, un calice di questo vino che dopo una prima maturazione in vecchie barrique, passa 12 mesi in tonneaux ed altri 6 mesi in bottiglia. Un vino decisamente che merita un’attenzione dedicata.

E’ stato poi il momento del Perricone P” di Francesco Guccione, un “vino ostinato e contrario”, come lo definirebbe Andrea Scanzi. Francesco, che fa anche un “B”, 50% Nerello Mascalese e 50% Perricone, ha presentato il suo vino dell’annata 2013, un vino che nasce da vitigni relativamente giovani, di una decina di anni, cresce a Monreale , in tini di Slavonia da 30 ettolitri (con affinamento di un anno, più 6 mesi in bottiglia), e che si presenta più erboso e speziato di altri al naso, spigoloso e tannico al punto giusto in bocca.barraco_pignatello

La degna conclusione dell’orizzontale (che qui è diventata molto più verticale) è stata il Pignatello di Nino Barraco, addirittura del 2008. Nino ha tempi di maturazione (9 mesi in acciaio) e di affinamento (4 mesi in bottiglia) più brevi degli altri, ma assaggiare un vino di un’annata così lontana (una vera rarità, visto la progressiva recente resurrezione del vitigno) ci ha dato una conferma di come il Perricone, il Pignatello possano avere cose molto importanti da dire anche sul passo più lungo.

Assistere a questa “prima mondiale” del Perricone è stata un’esperienza intensa, e mi ha dato l’impressione di assistere alla rinascita di un movimento terribilmente interessante, che dalle argille azzurre e rosse della Sicilia Occidentale potrà lentamente diffondersi. La mia speranza è che questo succeda, mentre questi vignaioli eroici ed ostinati continueranno ad addomesticare un vitigno che merita di essere conosciuto ed amato.

Photo Davide Robbiati
Photo Davide Robbiati

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...