Le Quattro Viti 2017 AIS della Sicilia

Altro giro, altri premi! E’ il turno delle Quattro Viti della Guida Vitae dell’AIS.

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Vino della settimana: Doc Eloro Sciavé 2013 di Riofavara (Cronache di Gusto)

Degustiamo lo Sciavè, dalla pronuncia dialettale del nome del nonno Saverio, il vino più prestigioso. Nasce dalle vigne più vecchie, in due contrade caratterizzate da suoli ricchi di calcare: 1,5 ettari a cordone speronato e 1,8 ettari ad alberello pantesco, quindi basso, di quasi 50 anni. Raccolta a mano con selezione che continua in cantina prima della diraspatura. Criomacerazione a 10° per due giorni a cui segue la fermentazione in acciaio con lieviti spontanei, come per tutti i rossi; macerazione per almeno 20 giorni con follature e rimontaggi.

Dopo la pressa soffice torna in acciaio dove svolge la fermentazione malolattica e dove decanta staticamente per 60 giorni, successivamente in barrique e tonneau in poca parte nuovi dove affina per 14 mesi.

Solo le migliori botti diventano Sciavè e dopo la selezione ritorna in acciaio per decantare a freddo; quindi senza chiarifica, nè stabilizzazione nè filtrazione riposa in bottiglia per almeno un altro anno. Solfiti aggiunti in quantità lievissima, solo all’imbottigliamento, tanto da trovarne alla fine la trascurabile quantità di 40 milligrammi per litro. Insomma un vino che possiamo definire, come a molti piace, naturale.

Nel calice il colore è rubino carico, denso e brillante con i bordi porpora. Un olfatto particolarmente intenso, franco ed equilibrato, note terziarie di cioccolato, pepe, liquirizia, tabacco su un fondo di cappero e di confetture di amarene e fragoline. Splendido e serio. Da questo naso non ti aspetteresti in bocca un vino così vivace, ricco di acidità e di tannini morbidi, che però gradualmente si evolve diventando pieno, armonico, caldo, strutturato e lungamente fragrante. Un vino di classe, un degno rappresentante di quello che il Nero d’Avola può esprimere e per giunta per tanti anni.

Sorgente: Il vino della settimana: Doc Eloro Sciavé 2013 di Riofavara

Il Passito di Ferrandes, i 14 top di Golosaria (DiVini)

Un vortice di profumi marini, capperi e alghe, da un vignaiolo, Salvatore Ferrandes, che conquista ogni giorno la terra tra le rocce, con la forza degli avi spagnoli arrivati 7 secoli fa nell’isola. Il Passito di Ferrandes è uno dei migliori «Top Hundred», i cento (e più) vini scelti da Paolo Massobrio e Marco Gatti. Anno dopo anno sempre diversi: il risultato è una mappa di piccole e medie cantine interessanti, talvolta al debutto.

Il Passito di Ferrandes Lo chiamavano «Il Notturno», Ferrandes. Perché da ragazzo scalava i gradini terrazzati di sabbia mentre gli amici dormivano. Si chinava sulle piante di Zibibbo che crescono come bonsai in piccoli fossati anti vento. È stato un autodidatta, il Passito era un hobby, mentre la famiglia si dedicava a uva passa e capperi.

Ora il suo Passito, 5.000 bottiglie, è ricercato come uno dei migliori del Mediterraneo. Con i sui maglioni colorati, la barba bianca e l’aurea di taciturno uomo di mare, Ferrandes è un vignaiolo bio, perché «col tempo ho capito che le piante hanno bisogno della loro naturalità, di metodi dolci». A Mueggen, il paese delle cisterne fenicie dove c’è la sua azienda, ha appena portato in cantina le ultime uve: vendemmia a metà agosto, i grappoli migliori sono stati adagiati sui graticci, ad appassire al sole per settimane, quasi fino a svuotarsi. L’affinamento del vino può continuare 7 anni (Golosaria premia il 2008), perché «chi mi segue ama il maturo, e il tempo dà equilibrio e complessità».

Sorgente: Il Passito di Ferrandes, i 14 top di Golosaria | DiVini

The Italian Winemakers’ Cult (The New York Times)

If this world has a matriarch, it is Arianna Occhipinti, although that’s hardly the word to describe her. Ms. Occhipinti, who started her biodynamic vineyard in southeastern Sicily in 2010, is 33 years old with a tangle of thick black hair, Mediterranean skin and big brown eyes — more Venus than Juno.

Occhipinti is one of the largest producers of biodynamic wine (over 120,000 bottles annually), and it was among the first to be recognized by critics as high-quality wine.

I met Ms. Occhipinti in the courtyard of her winery, not far from the historic city of Ragusa. We sat on wicker chairs surrounded by olive trees and lavender plants and sipped glasses of the Occhipinti Nero d’Avola, a lightly tannic red wine with what wine people call generous fruit.

Sorgente: The Italian Winemakers’ Cult – The New York Times

Cantina Marilina di Noto, massimo riconoscimento: 4 viti su “Vitae” (EnoNews.it)

Il prossimo 29 ottobre, a Milano, presso lo spazio The Mall del grattacielo Diamond Tower il vino Marilina Doc Eloro Pachino Riserva della Cantina Marilina di Noto sarà premiato con il massimo riconoscimento delle 4 VITI nella terza edizione della Guida ai Vini d’Italia VITAE edita dall’Associazione Italiana Sommelier.

20160829_172035Questo vino, una riserva di nero d’Avola anno 2009, fa parte della linea delle Riserve. Ne vengono prodotte solo 1000 bottiglie ogni anno, singolarmente numerate e confezionate a mano. Dopo la raccolta e la fase di pressatura, le uve macerano 40 giorni sulle bucce, il vino affina 12 mesi in vasca di cemento e 36 in barriques.

Sorgente: Cantina Marilina di Noto, massimo riconoscimento: 4 viti su “Vitae” – EnoNews.it

Cantine Di Legami, la Sicilia del vino che cresce (EgNews) 

Al Berlinghieri Perricone Igt Terre siciliane 2014 Bio è andato il premio di “vino quotidiano”, ritenuto da Slow Wine uno dei vini italiani con il miglior rapporto qualità/prezzo.

Al Concours Mondial de Bruxelles il Berlinghieri Grillo Igt Terre siciliane 2015 Bio è stato premiato con la medaglia d’oro; menzione speciale per il Berlinghieri Chardonnay Igt Terre siciliane 2015 Bio all’International Wine Challenge (IWC) di Londra; con un punteggio di 92,60 il vino Zafarana Inzolia Igt Terre siciliane 2015 Bio ha conquistato la Gran Medaglia d’Oro alla Selezione del Sindaco e il Zafarana Syrah Igt Terre siciliane 2014 Bio Medaglia d’Argento.

Al Concorso Internazionale dei Vini biologici “Anphore” di Parigi, altre due medaglie d’argento assegnate rispettivamente al Berlinghieri Grillo Igt Terre siciliane 2014 Bio e al Berlinghieri Perricone Igt Terre siciliane 2014 Bio. Infine, alla Rassegna Biodivino, dedicata ai vini Bio italiani, il vino Zafarana Inzolia Igt Terre siciliane 2015 Bio ha conquistato il massimo riconoscimento con la Gran Medaglia d’Oro fra tutti i vini biologici d’Italia.

 

Sorgente: Cantine Di Legami, la Sicilia del vino che cresce – EgNews OlioVinoPeperoncino – gastronomia, vino, cucina, champagne, viaggi e turismo

Il vino perfetto: lo zibibbo secco è Serragghia (Gustodivino)

ll Serragghia 2013, 12.5% di alcol, è la perfezione fatta vino: bevuto dopo almeno due-tre anni come raccomanda Gabrio. E’ sublimazione in purezza di aromi e sensazioni, un concerto degno della London Philarmonic Orchestra, vino da meditazione ma anche da pasto.

I profumi, derivanti da quelle molecole aromatiche che gli addetti ai lavori chiamano terpeni, veleggiano con agilità tra le note floreali della zagara, del gelsomino, e del fiore di acacia, accompagnate da sentori di miele, biscotti croccanti al caramello, fichi secchi. Senza eccessi, vengono rapidamente stemperati da sottili, ma non per questo evanescenti, citrini e fluttuanti aromi di scorza di cedro e pompelmo.

L’insieme è elegante, equilibrato, non stanca ed anzi richiede l’urgenza di ricolmare il calice.

Il palato è stranamente delicato per un vino naturale aromatico per giunta macerato. Una corretta acidità sostiene il sorso verso una retrolfazione che si pone come naturale complemento degli aromi percepibili al naso. La persistenza aromatica è sostenuta e piacevolissima.

Il confronto con altri zibibbo secchi non regge: il Serragghia è l’archetipo dello zibibbo, la perfezione fatta vino, il riferimento per la categoria. Serragghia è Zibibbo allo stato dell’arte.

Sorgente: Il vino perfetto: lo zibibbo secco è Serragghia

Kaid Vendemmia Tardiva Igt 2015

Uva e Pomodoro

Kaid Vendemmia Tardiva Igt 2015
(Alessandro di Camporeale, Sicilia)

Il vino mi ama e mi seduce
solo fino al punto in cui il suo e il mio spirito
si intrattengono in amichevole conversazione
.
Hermann Hesse

Dallo splendido vigneto di syrah, da cui si ricava il vino principe della cantina Alessandro di Camporeale: il Kaid per l’appunto, la famiglia Alessandro ha selezionato un ettaro e mezzo per la produzione di un vino innovativo e strepitoso, sintesi del progetto produttivo dell’azienda, che coniuga tradizione e innovazione.

Si tratta dunque di una vendemmia tardiva bio di uve syrah 100%, lasciate maturare sulla pianta, con una tecnica che prevede la torsione del peduncolo, per evitare che la linfa continui a giungere al grappolo, così da far aumentare la concentrazione di zuccheri attraverso l’esposizione al sole. Un vino che mi riporta alla mente una citazione di Omero, in cui parla del Πραμνείῳ, Pramno o…

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