Wine Awards: ma siamo proprio sicuri?

Di dubbi ne ho avuti, sempre.

Ma l’altro giorno ad una degustazione ho avuto soltanto conferme. Si era appena svolta la premiazione di uno dei tanti Wine Awards di questo periodo, quando ho assistito, mio malgrado, ad una serie di imbarazzanti telefonate di uno dei giudici.

“Pronto, sono ______ della famosa testata giornalistica _________ ( gli spazi riempiteli voi).

La chiamo, anzi diamoci del tu, ti chiamo per chiederti una bottiglia del vino che abbiamo appena premiato. Il mio giornale mi ha chiesto di recensirlo ma onestamente ieri fra tutti i vini che abbiamo assaggiato… sai, le degustazioni sono anche un momento per fare public relations. Ecco, se mi potessi fare avere una di quelle bottiglie, allora saprei cosa scrivere.”

Ecco, questo era il contenuto medio di quelle mediocri chiamate. A prescindere dal fatto che personalmente non mi sono mai sognato di andare ad elemosinare bottiglie a destra e a manca (se proprio non riesco a comprarle, mi piace andare in cantina ed assaggiarle insieme ai vignaioli), c’era qualcosa che non mi suonava in quelle conversazioni.

Ma come è possibile che un giudice non sappia dare una valutazione di un vino che ha appena premiato? Posso capire che non abbia scritto note su tutti i vini che aveva assaggiato, impossibile forse… ma è possibile che non l’avesse fatto nemmeno per quelle bottiglie principali?

Di dubbi ne ho avuti, sempre…ora non ne ho più, ho conferme.

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