Cibo Nostrum 2017: i nostri 4 calici di Taormina

Anche quest’anno Cibo Nostrum, la festa dei cuochi “on the road” giunta alla sesta edizione,  è stato un’occasione speciale per assaggiare piatti gourmet, passeggiando per le vie del centro di Taormina.

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Sicuramente altri racconteranno i piatti che anche a noi hanno sorpreso; a noi ovviamente la responsabilità di raccontare qualcosa dei vini, vista la presenza di una cinquantina di cantine di Sicilia, fra le più rappresentative per qualità. Raccontiamo i 4 calici, bianco, rosso, rosato e bollicine che ci hanno colpito, provenienti da 4 zone vinicole diverse della nostra isola, anche per raccontarne le tante sfaccettature. E lo facciamo cercando di andare al di là di ciò che appare scontato, per scoprire qualcos’altro fra tutto quello che la Sicilia dei vini ha da raccontare.

Partiamo quindi con un bianco, non dell’Etna o della zona occidentale, così vocata a tali vitigni. No, un bianco che viene dalle terre del Cerasuolo, da Vittoria.

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Bianco: SP68 2016, Arianna Occhipinti – L’SP68 continua a sorprendere, anche nella nuova annata. 60% Moscato di Alessandria, 40% Albanello, il bouquet al naso è sempre ricco di erbe aromatiche e agrumi, mentre al palato si presenta con una straordinaria mineralità, già molto promettente (acquisirà maggiore morbidezza nei mesi), e con un’acidità e persistenza lunghe e aromatiche. Il filo “aromatico” di Arianna.

Rosso: Aetneus 2010, I Custodi – Difficile comunque prescindere dai rossi dell’Etna, e così dobbiamo arrenderci alla complessità e all’intensità dell’Aetneus de I Custodi delle Vigne dell’Etna, reduce da anni di invecchiamento in barriques usate e da mesi di affinamento in bottiglia. Questo Etna Rosso (Nerello Mascalese almeno 80%, Nerello Cappuccio e Alicante) si presenta già pieno al gusto, con tannini equilibrati ed un bel rubino carico alla vista. Segreto ben custodito.

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20170612_185550Rosato: Suave 2016, Cantina Marilina – Per il rosato scendiamo in quel di Noto, per la precisione in contrada San Lorenzo. Un’altra scommessa riuscita in casa Paternò, fra le vasche di cemento di contrada San Lorenzo – Baracchino: papà Angelo sembra cercare la freschezza quest’anno, e dopo il successo dei vini ancestrali Fedelie, lancia un rosè fresco ed avvolgente da uve di Nero d’Avola, con un bel bouquet floreale e di bacche rosse all’esame olfattivo. Leggiadria in rosa.

20170612_183727Bollicine: Duedei Grillo – Infine, ci spostiamo sulla costa ovest per questo elegante metodo classico, le cui uve di Grillo vengono da un singolo vigneto vicino alla laguna dello Stagnone, a Marsala. Bollicine naturali, ottenute solo dal mosto fresco, questa l’idea molto interessante portata avanti da Roberto Tranchida. Con ottimi risultati: al naso sentori di fiori bianchi e crosta di pane, bolla fine e gusto secco, sapido e minerale, con poco residuo zuccherino. La bolla del Grillo.

Quattro vini per quattro angoli di Sicilia, riflessi evidenti del loro terroir. Vini che raccontano dei loro produttori  oltre che parlarci chiaramente il dialetto della loro terra di provenienza.

Come sempre, molti degli esclusi meriterebbero simile attenzione, ma penna e calice non sono riusciti ad arrivare dappertutto. Per questa volta…

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