Incontrando la Karen Blixen dei vini dell’Etna

Coraggio e passione, per unire 2 mondi apparentemente distanti: la Danimarca e la Sicilia. Due parole per descrivere l’idea meravigliosa di Anne-Louise Mikkelsen, la Karen Blixen dei vini dell’Etna, di Tenuta di Aglaea.

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La Sicilia è terra d’invasione per eccellenza, è il luogo del riposo di ogni guerriero” scriveva Pietrangelo Buttafuoco su Il Foglio nel 2003. E citava “Soldier’s guide to Sicily“, la guida che nel 1943 il generale Eisenhower  fece consegnare a ciascuno dei 450.000 soldati americani che sarebbero sbarcati in Sicilia, tradotta e ripubblicata da Sellerio: «Invasori e dominatori che si sono succeduti in tutte le epoche, hanno oppresso la popolazione. Greci, romani, cartaginesi, vandali, goti, bizantini, arabi, normanni, tedeschi, francesi, napoletani e infine gli italiani hanno dominato l’Isola».

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In realtà, in Sicilia siamo orgogliosi di tutto quello che questi popoli ci hanno insegnato e lasciato in eredità, anche nel mondo del vino. “Cosa c’è di meglio delle invasioni per accrescere la civiltà?” si chiedeva Lina Wertmüller.

Anche il mondo del vino, come dicevamo, sta dando spazio da alcuni anni a “invasori” (nell’accezione più positiva del termine) stranieri, dal toscano Andrea Franchetti all’americano Marc De Grazia, dal belga Frank Cornelissen allo svizzero Peter Wiegner, dall’australiana Anna Martens alla toscana Silvia Maestrelli, dalle Canarie di Eduardo Torres Acosta  fino al più recente arrivo di Angelo Gaja dal Piemonte, e via dicendo, in un esperanto ricco di profumi Etnei, contaminato da accenti e saggezze di ogni angolo del nostro globo terracqueo.

Ad essi, si è aggiunta una donna coraggiosa scesa dalla Danimarca, Anne-Louise Mikkelsen. Come arriva Anne-Louise in Sicilia? La storia inizia in USA nel 2004, dove in quel periodo stava lavorando, quando coraggiosamente decide di scrivere, per un progetto sul mercato dei vini negli Stati Uniti, al conte Gelasio Gaetani Lovatelli d’Aragona. Gelasio Gaetani è personaggio eclettico del mondo del vino, difficile da catalogare, con l’interesse, fra tanti altri, di creare cantine per i vip, comprando alle aste bottiglie prestigiose per star come Sharon Stone, George Clooney, Don Johnson e Ivana Trump.

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Non nasce alcuna collaborazione negli Stati Uniti con Gaetani, ma riceve un invito in Toscana, dove la Mikkelsen incontra, visitando Terre di Trinoro, il cugino del conte, Andrea Franchetti. Gaetani la porta quindi in Italia e la incoraggia, anzi quasi la costringe, a scendere in Sicilia per la prima edizione di Contrade dell’Etna; sarà lui a definirla la Karen Blixen dell’Etna. Qui Anne-Louise si innamora dell’Etna e dal 2008, prima in collaborazione con Paolo Caciorgna, e poi per conto suo, inizia a produrre vini, lottando con le italiche burocrazie e i tempi siciliani, ma ottenendo risultati eccezionali.

Anne-Louise ci ha ricevuto nella sua neonata cantina (finora ha prodotto il suo vini presso terzi, ultimamente con Antichi Vinai), che si trova a Solicchiata. Qui ha già trasferito e acquistato i suoi macchinari e i suoi serbatoi in acciaio; le barriques francesi da 300 litri, nuove e di secondo passaggio, con tostatura media, raggiungeranno fra breve la nuova sede. I vigneti della sua azienda sono invece divisi in tre diverse contrade dell’Etna: un piccolo terreno a Bocca d’Orzo nella zona di Randazzo, mentre a Passopisciaro possiede mezzo ettaro a Santo Spirito e un ettaro a Passo Cannone. E’ qui che nasce il suo cru, Santo Spirito appunto.

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Santo Spirito

I vini di Tenuta di Aglaea sono cinque:

  • Bianco, che nasce in prevalenza da uve Carricante, ma raccoglie diversi altri vitigni, su terre nere, con presenza di sabbie ricche di mineralità. Un calice brillante e pieno di profumi fragranti di frutti gialli, con una bella acidità e sapidità al palato.
  • Aglaea, nome tratto dalla mitologia greca, era la divinità che incarnava bellezza, splendore, gloria, magnificenza e ornamento, la più giovane fra le tre figlie di Zeus, le Cariti, o Grazie. Rosso da alberelli di Nerello Mascalese, che prima di arrivare in bottiglia passa solo per l’acciaio. Intenso, minerale e speziato, con bella persistenza.
  • Thalìa, che con un bel gioco di parole ricorda un’altra delle Cariti, la dea della prosperità, ma anche l’espressione siciliana “guarda”. Vino destinato a raccontare molto di più col passare dagli anni, ad esaltare i profumi e gli aromi frutto dall’invecchiamento in barriques francesi di secondo passaggio per 8 mesi e degli ulteriori 3 mesi di affinamento in bottiglia.
  • Annacare, a differenza del vino precedente, fa la malolattica in barrique, dove poi invecchia per 18 mesi. E’ il frutto di grappoli selezionati, la punta di diamante nella ricerca della perfezione da parte di Anne-Louise, il più pregiato fra i 3 rossi proveniente dalle uve di Bocca d’Orzo.
  • Santo Spirito è invece il primo tentativo di questa azienda di aver un cru, un vino proveniente da un unico vigneto, quello appunto di Santo Spirito, che passerà 13 mesi in barriques francese nuove. Un vino territoriale, che racconta il territorio; anche qui un tentativo di portare avanti un concetto ancora difficile qui sull’Etna. Quello appunto delle contrade, o addirittura dei vigneti, cercando di narrare col vino l’immenso universo di terreni, terre e terroir dell’Etna. Un concetto caro alla Mikkelsen e alla Borgogna, dove ha trascorso anni formativi della sua crescita enologica.

Anne-Louise Mikkelsen ha le idee chiare su quello che vuole fare, e anche se la sua determinazione e precisione nordica si deve scontrare con la pachidermica burocrazia siciliana, siamo certi che arriverà, forse anche più distante di quanto lei stessa possa immaginare.

E come Karen Blixen narrò il suo profondo amore per il Kenya nel suo romanzo più famoso, anche Anne-Louise Mikkelsen continuerà a raccontare attraverso i suoi vini il suo amore per quest’isola, la sua Africa.

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