La passione di Arianna

Martedì 26 dicembre, su Rai3, nel corso della trasmissione Geo, è andato in onda un bel servizio intitolato “Ragusa oltre il  Barocco”.

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Ampio spazio all’interno di questo video, che potete trovare in versione integrale qui su RaiPlay, è stato dato ad Arianna Occhipinti, che è stata presentata così:

Arianna ha deciso di fare un vino naturale, senza solfiti, senza prodotti chimici, senza fare nulla che possa turbare la naturale evoluzione della pianta prima, e della fermentazione poi, anche a costo di rimetterci in quantità. E’ partita comprandosi un ettaro di terreno; in molti hanno ironizzato su di lei: “quello è un lavoro da uomini, da queste parti”. Sono passati 15 anni da quel giorno. Arianna, 34 anni, ha lavorato duro ma il successo non l’ha cambiata. La ragazza di allora è rimasta la stessa; ama sporcarsi le mani sul lavoro. Soprattutto vuole vivere la sua terra con la tenacia e l’amore dei contadini che l’hanno preceduta.

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Questo il testo integrale della sua intervista:

Credo che in questo momento l’agricoltura in fondo sia la nostra chiave della salvezza perché in tante terre abbandonate in Sicilia io vedo un potenziale. Per cui, non guardiamo sempre lontano da queste terre, iniziamo a tornare, iniziamo a guardare qui perché c’è un grande potenziale che va sfruttato. Io ho deciso di rimanere perché ci credevo, all’inizio è stato difficile, però sicuramente le soddisfazioni arrivano.

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L’agricoltura di oggi è un’agricoltura diversa. Oggi abbiamo possibilità di studiare, di conoscere; secondo me è giusto andarsene per un periodo per conoscere delle nuove realtà ma poi riportare tutto questo bagaglio di conoscenze qua. Perché qui in Sicilia c’è bisogno di fare, qui abbiamo possibilità di partire con dei progetti da zero, di non seguire i progetti degli altri, ma da queste terre abbandonate poter piantare il grano autoctono, i grani antichi, erbe aromatiche, uve autoctone. C’è tanto da fare e non c’è cosa più bella che vivere nella propria terra.

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Per me la cosa migliore è lavorare con le uve autoctone: sono quelle che si adattano di più. Io ho un’azienda anche in biologico, quindi voglio lavorare con uve che si adattano al luogo perché questo per me vuol dire fare meno trattamenti. Sono delle uve che si adattano di più quindi forse anche dei Vigneti che hanno meno malattie, che risentono meno della difficoltà di essere un luogo non loro. E questa è la motivazione per cui ho scelto di lavorare con 4 vitigni autoctoni.

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Io mi sono resa conto con il tempo che le uve di questo territorio avevano delle grandi potenzialità con la loro freschezza, con i loro profumi. Sono dei profumi freschi, di frutti rossi, sono dei profumi quasi strani per essere dei vini del Sud.

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Arianna non si stancherà mai di ripeterlo: il vino deve essere spontaneo, come spontanei sono i profumi di questa terra. Ecco il segreto della sua formula.

Il clima, le terre rosse, il calcare, queste uve autoctone. A volte anche questa siccità. questa difficoltà, quest’estati che sembrano interminabili, sembrano non finire mai e aspetti l’autunno come se fosse una primavera, come se fosse un momento quasi di ristoro. E queste uve credo che si siano abituati anche a questo facendo uscire non il loro calore, ma la loro freschezza e la loro eleganza.

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Ne ha percorsa di strada ma il prezzo pagato non lo si misura solo sul duro lavoro di questi anni: mai una vacanza, sempre presente sui campi e in cantina per controllare la buona salute del suo vino. Ma lo si misura soprattutto sul piano delle relazioni affettive e umane; non è stato facile sentirsi un’estranea in una stagione della vita in cui ci si apre al mondo.

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Il primo periodo non è stato facile perché non parlavamo lo stesso linguaggio.  Io avevo bisogno di imparare, quindi ho chiamato degli uomini di 50-55 anni. Non parlavano la mia stessa lingua, nel senso che non avevamo lo stesso linguaggio comune legato al lavoro e alle esperienze. Effettivamente avevo l’esperienza che mi ero fatta con gli studi ma poi la pratica è tutt’altra cosa. E poi con gli anni accumulando esperienza mi hanno iniziato a guardare con degli occhi diversi; gli occhi di chi ti ascolta, gli occhi di chi comprende quello che dici anzi ti rispetta perché inizi. a fare lo stesso lavoro.

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In fondo gli ultimi anni sono stati molto concentrati sul lavoro quindi forse ho perso anche dei passaggi di un certo momento di una vita. I momenti in cui ti dedichi anche a un percorso universitario normale e poi a cercare lavoro piano piano; in realtà forse ho fatto una vita dove ho accelerato un po’ quei tempi. Però sicuramente rifarei tutto allo stesso modo.

Sicuramente la sua passione coinvolgente, irrefrenabile per la natura e la storia di questa terra è un esempio per le nuove generazioni. E’ il capovolgimento di un’attitudine mentale pessimista, sfiduciata, che aggredisce la maggior parte dei giovani di queste latitudini, costretti spesso a scappare per cercare fortuna altrove.

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Arianna ha dimostrato loro, invece, che si può rimanere in queste terre e si possono vincere sfide audaci, che si possono realizzare progetti di successo in grado di dare ampie soddisfazioni personali ed economiche.

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Ai giovani che si recano da lei per imparare il mestiere Arianna non si stanca di ripetere: “Studiate e studiatevi. Riflettete molto su quello che vi appassiona e poi buttatevici dentro a capofitto. Certo i tempi sono quelli che sono. Nessuno lo mette in dubbio. Ma la denuncia non risolve i problemi e non aiuta ad andare avanti. Passione e amore sono due componenti essenziali della nostra dimensione umana e professionale. Diamogli sfogo e qualcosa uscirà.

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