“Vi dico perché puntare tutto sui vini siciliani” – Francesca Curto su Cronache di Gusto

Su Cronache di Gusto compare oggi questa interessante intervista a tutto tondo a Francesca Curto, dove racconta il suo Nero d’Avola e la Sicilia che gli è cresciuta attorno.

Al timone, con la determinazione e la passione di sempre, Francesca Curto che porta in giro per il mondo i suoi vini, sempre più apprezzati anche Oltreoceano. Il Nero d’Avola, però, rimane il “cavallo di battaglia”, l’uva dalla quale non si può prescindere. “Perché è sempre una certezza ed una conferma del panorama enologico siciliano – dice Francesca – Anche se ti fa capire che c’è tanto da provare perché ogni Nero d’Avola siciliano è diverso dall’altro, sia per i terreni così diversi uno dall’altro in cui viene coltivato, sia per come viene trasformato in vino. Sono tutti da assaggiare e raccontano la nostra meravigliosa terra“. Il 2017, se dal punto di vista quantitativo ha lasciato un po’ a desiderare, dal punto di vista qualitativo ha reso molto felice Francesca: “Purtroppo devo dire che non riuscirò a soddisfare tutti gli ordini ricevuti per mancanza di vino – spiega la produttrice – C’è stata troppa siccità e siamo arrivati a stento ai nostri numeri abituali. Ma la qualità è impressionante. Poi l’anno appena trascorso lo ricorderò anche per la scelta di Wine Enthusiast di un mio vino (il Fontanelle, ndr) tra i 100 migliori del mondo. Cosa si può volere di più?” Da queste parti la siccità ormai è un elemento determinante per la produzione di vino: “Adesso mi aspetto annate un po’ più importanti – dice Francesca – Abbiamo impiantato nuove cose, ma ci vorrà del tempo per vedere cosa succede“.

Nella sua azienda, 25 ettari e circa 80 mila bottiglie, oltre al Nero d’Avola, si coltiva Merlot, Syrah, Inzolia e Moscato Bianco. “Abbiamo un impegno importante – continua Francesca – che è quello di mantenere e migliorare i nostri standard qualitativi. E non è sempre facile e scontato. In questo momento di siccità e desertificazione sono molto preoccupata. Per questo stiamo studiando cosa si può fare, magari mettendo a dimora uve resistenti a queste particolari condizioni atmosferiche“.

Vino siciliano, dunque, brand Sicilia da esportare nel mondo: “Una Sicilia che dice sempre la sua nel panorama vitivinicolo non solo nazionale, ma anche internazionale. Certo l’Etna la fa da padrone, ma ormai la nostra Isola viene riconosciuta un po’ dovunque nel mondo, ha una autorevolezza sempre maggiore. Ma non è tutto rose e fiori“. In che senso? “Nel senso che dal punto di vista qualitativo siamo affermatissimi, ma soffriamo un po’ la competitività. E’ vero che i nostri prezzi sono bassi, ma abbiamo tantissimi costi per produrre vini di un certo livello“.

Lo sguardo dei produttori oggi è anche rivolto alle nuove generazioni, quelle che ormai in gergo vengono definite “Millennial”: “Le nuove generazioni sono molto competenti – dice Francesca – Frequentano enoteche o wine-bar e non disdegnano di provare vini anche importanti. C’è richiesta, attenzione, spendono in maniera intelligente, provano tante tipologie. Bevono soprattutto siciliano. Credo che questo fattore della regionalizzazione dei consumi non sia poi tanto male. I nostri vini vanno conosciuti ed apprezzati. Poi, magari, la curiosità ti spinge ad assaggiare altro. Ma i consumi regionali creano cultura e smuovono un settore in generale“.

Perplessità sulla Doc Sicilia: “Tutto ciò che da garanzia di qualità mi convince sempre – spiega la Curto – e così è per la Doc. Ma qualcosa deve assolutamente essere rivisto. Di fondo io credo alla Doc, ma dobbiamo proporla in un certo modo“. Per lei sarà un 2018 pieno di tantissimi eventi: “A parte quelli che proporrò in maniera autonoma ai miei clienti in giro per l’Europa – dice Francesca – la mia azienda sarà al Prowein prima e al Vinitaly poi. Sono le due manifestazioni in cui credo tantissimo e non mancherei per nulla al mondo. La prima perché mi mette in contatto soprattutto con clienti del Nord Europa, la seconda perché è ormai un evento consolidato e non posso non esserci“. Da pochi giorni in Sicilia è in carica il nuovo governo regionale: “Mi auguro che il nuovo assessore dedichi parecchia attenzione al nostro comparto – conclude Francesca – Se fossi io assessore all’agricoltura farei di tutto per eliminare questa burocrazia che ci sta uccidendo e che ci penalizza. Passiamo troppo tempo seduti alla scrivania appresso alle scartoffie e questa cosa non ci aiuta nel confronto con gli altri paesi. Anzi. Poi penserei un po’ di più all’istituto vite e vino che è stato letteralmente abbandonato. Invece credo che si tratti di un elemento importante per la nostra filiera del vino“.

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