“Nero d’Avola tutto da scoprire” (Renato De Bartoli su Cronache di Gusto)

Renato De Bartoli, Ad della cantina Baglio di Pianetto della famiglia Marzotto traccia un bilancio dell’anno appena trascorso e si proietta in avanti, nel futuro, analizzando scenari e opportunità di una delle cantine più conosciute del panorama vitivinicolo siciliano. “Il 2017 è stato l’anno dei 20 anni – dice – una ricorrenza importante che per noi ha assunto anche un carattere sentimentale, per i legami che l’esistenza di questa azienda ha alimentato nel tempo. Oggi siamo certamente più maturi, l’azienda è cresciuta e si stanno aprendo nuove prospettive anche in chiave nazionale e soprattutto per l’export. E’ ancora troppo presto per dare qualche cenno in più, ma ci sarà un maggiore dinamismo ed un approccio sistemico e utile alla crescita“.

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Baglio di Pianetto ha fatto della commercializzazione di vini da vitigni autoctoni e vini di carattere più internazionale un punto della sua forza: “Perché – dice De Bartoli – vanno bevuti ed apprezzati per il loro vissuto reale. Credo che a volte si smarrisca ogni ragionevolezza, nella comunicazione del vino, in una rincorsa a chi la spara più grossa. Io non voglio seguire questa corrente“.

Un vino siciliano che ha sempre maggiore appeal. Ma attenzione, dice De Bartoli: “Ogni parte del mondo vede i nostri vini in maniera diversa, ma c’è qualcosa che troverai comune per tutti: un immenso rispetto per la nostra cultura che nel vino trova un’importante riflesso della nostra identità. I nostri sono davvero dei vini di Cultura, vini di territorio, comunità e storie produttive personali che ti danno immediatamente la grandezza di questa terra e la sua immensa diversità. E’ vero che noi siamo un continente vitivinicolo. Nessun’altra terra può condensare tutto questo in un’unica regione. Una biodiversità che si riflette anche nei vitigni, che siano autoctoni o internazionali poco importa, sono comunque diversi“. Una Sicilia tutta da scoprire, dunque, non solo dai turisti “a cui lascerei piena libertà di poter scoprire la Sicilia enologica nella sua diversità – continua Renato – ma mi piacerebbe che anche i winelover siciliani possano seguire la stessa tendenza non manifestando particolare curiosità per i vini prodotti nel resto d’Italia o nel mondo“.

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Nel campo dei vini rossi la concorrenza è agguerrita. Ma il Nero d’Avola rimane sempre un must: “Il successo del Nero d’Avola tra gli appassionati di vino è ancora robusto – aggiunge De Bartoli – Dal punto di vista delle aziende la ricerca della qualità, della longevità e dell’eleganza non si è mai attenuata anzi è proprio sul fronte dell’eccellenza che i vini da nero d’Avola si stanno affermando. Per fortuna a scapito di produzioni meno identitarie generate qualche anno fa dalla sola moda. Non sempre il consumatore è in grado di afferrarne le differenze, di capire le peculiarità, che è un vitigno che può avere profondità nella sua evoluzione negli anni, acquisire eleganza e personalità maggiori. Noi abbiamo sempre seguito questo principio, aumentando notevolmente il tempo di evoluzione sia in legno che in bottiglia. Altri ancora non lo fanno e preferiscono, giustamente, puntare tutto su freschezza e frutto e morbidezze utilizzando in blend altre varietà. Però non è lo stesso: si perde in identità. Il Nero d’Avola è un universo che stiamo ancora scoprendo vendemmia dopo vendemmia“.

Onde nel vigneto

Capitolo Doc Sicilia. Proprio De Bartoli era stato uno dei “non convinti”. Ma oggi si ricrede: “Viaggiando per il mondo credo che non ci si possa rinunciare perché ci consente di presentarci all’estero come produttori di una specifica area vitivinicola che vanta una grande biodiversità e delle condizioni pedoclimatiche uniche al mondo. Non dimentichiamoci che la Sicilia, forse, è l’unico territorio che può vantare una vendemmia che dura praticamente cento giorni. La certificazione funziona meglio e credo che migliorerà ancora e i numeri lo dimostrano chiaramente. Chi paventava il rischio di rendere evanescenti le vecchie Doc di territorio è stato smentito dai fatti: tutte le Doc sono in crescita. La Doc Sicilia è stata un traino, soprattutto su alcuni mercati di valenza strategica. C’è ancora tanto da fare, l’obbligatorietà del Nero d’Avola e del Grillo sotto la Doc Sicilia è uno strumento utile che darà più valore. Dobbiamo capire ancora se solo ai vini o anche alle Uve. Vorrei che accadesse come in altre regioni vitivinicole della Francia, dove sono le uve innanzitutto ad essere valorizzate. I vini lo sarebbero di conseguenza“.

Qui su Cronache di Gusto il resto dell’intervista: Renato De Bartoli (Baglio di Pianetto): “Nero d’Avola tutto da scoprire. E vi spiego perché”

Selezione BdP - Vigna e paesaggio

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