I Vignaioli di Etna Fusion e l’Etna

Etna Fusion: un nuovo interessante appuntamento aspetta gli amanti dei vini naturali a Linguaglossa, il 3 e 4 giugno. Per prepararci all’evento, abbiamo pensato di contattare alcuni dei vignaioli presenti e di conoscerli un po’ meglio, partendo della falde dell’Etna. I primi graditi ospiti sono Lorella Reale, Marco Colicchio e Thomas Niedermayr.

Iniziamo con Lorella Reale, viticoltrice in biodinamica che possiede una cantina a Olevano Romano, nel Lazio, vicino a Roma, con il marito Piero Riccardi.

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– Cosa conosci (ed, eventualmente cosa ti piace ) dei vini dell’Etna? 

“Io sono nata a Catania, ho fatto il Liceo a Gela e poi mi sono laureata in filosofia a Roma dove, lavorando per la Rai ho incontrato Piero, regista e documentarista con una passione per l’agricoltura. Il nostro primo comune amore è stato il Nerello Mascalese, ogni volta che ci mandavano a filmare qualcosa in Sicilia ne cercavamo le interpretazioni.”

– Ci vuoi raccontare un vino che ben ti rappresenta e che potremmo assaggiare a Etna Fusion?

“Vicino Roma coltiviamo il Cesanese, con pratica agricola biodinamica. Uno dei nostri Cesanese, Neccio, viene da terre vulcaniche rosse, è uno dei nostri cru di Colle Pazzo, collina composta da due tipi di suolo vulcaniche e arenarie; il termine “neccio” nel dialetto di Olevano Romano significa nervoso e magro, un Cesanese leggiadro, subito attraente al naso, che sorprende per la speziatura e mineralità. Questo è certamente uno dei nostri vini da assaggiare, anche perché l’odore del suo mosto ricorda, mutatis mutandis, il profumo dell’uva che fermentava nei garage dei miei nonni siciliani, un democristiano e un comunista legati anche loro dal nerello. I nostri vini nascono tutti da fermentazioni spontanee e non sono filtrati, in modo da conservare il gusto originale dell’uva portata in cantina. Ma sorpresa maggiore sarà assaggiare gli altri Cesanese di Colle Pazzo, in base al terreno ognuno si presenterà con le proprie peculiarità.”

Il Neccio è Cesanese di Affile in purezza, da uve frutto di terre bianche arenarie risalenti al cretaceo, che fa 11 mesi di affinamento in legni e 11 mesi di bottiglia.

Il nostro secondo gradito ospite è Marco Colicchio, altra azienda laziale, situata ai piedi dei Colli Romani.

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– Chiediamo anche a te cosa conosci e cosa pensi dei vini dell’Etna?
“Riguardo ai vini e vitigni dell’ Etna io ne sono personalmente innamorato, credo che sia uno di quei luoghi d’ Italia più caratterizzante del panorama vitivinicolo italiano. Il territorio sull’Etna come in altre zone d’Italia impone al vignaiolo di seguire la natura e non viceversa. È l’uomo che si è dovuto adattare e questo ha fatto sì che siano andati conservati alcuni tra i vitigni più affascinanti che la viticoltura possa conservare.”

– Ci vuoi raccontare un vino che ben ti rappresenta e che potremmo assaggiare a Etna Fusion?

“Noi produciamo 3 bottiglie: Delica Bianco, Delica Cinquanta Filari, Delica Rosso. Il più rappresentativo della nostra azienda per il nostro territorio è il Delica Bianco ottenuto da uve Malvasia Puntinata (Malvasia del Lazio). È un vino che ha visto una macerazione di 2 giorni, lavorato solo in acciaio e che non ha subito ne trattamenti chimici ne fisici invasivi. È un vino strutturato con degli aromi fini, dalla spiccata mineralità data dal nostro territorio vulcanico.”

Concludiamo questa nostra prima serie con Thomas Niedermayr, a cui abbiamo rivolto ancora le due stesse domande.

– Cosa conosci (ed, eventualmente, cosa ti piace) dei vini dell’Etna?   “Un anno fa, in un bellissimo viaggio siamo stati in Sicilia con alcuni colleghi e abbiamo visitato e assaggiato anche alcune aziende dell’Etna. I vini delle aziende dell’Etna che ho degustato mi sono piaciuti davvero molto. Mi è rimasta l’impressione di una bella freschezza e mineralità che mi ha stupito molto perché pensando alla Sicilia mi sarei aspettato vini da un clima più caldo.”

– Ci vuoi raccontare un vino che ben ti rappresenta e che potremmo assaggiare a Etna Fusion? “È molto difficile dire che vino mi rappresenta di più perché ogni mio vino ha il suo carattere individuale ma allo stesso tempo si riconosce sempre il nostro terroir. Da oltre 25 anni lavoriamo soprattutto cono vitigni Piwi, vitigni resistenti alle malattie fungine che nascono da incroci naturali direttamente in vigna. Uno dei nostri vini più importanti è il T.N. 04 Bronner, dell’omonima varietà.

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Bronner

È un vino con note di erbe aromatiche e grande mineralità.” Questo vino viene da un vigneto ad Appiano Monte, su terreno argilloso, calcareo, profondo, con alta percentuale di roccia dolomitica bianca; vigna ripida, con pendio ai piedi del Monte Gruppo di Tessa, a 520/450 m s.l.m. In cantina, dopo un giorno di macerazione, e delicata pressatura avviene la fermentazione spontanea con i lieviti indigeni del vigneto per più settimane. L’affinamento per 3 mesi e mezzo sulle fecce in acciaio, poi 4 mesi in legno neutro sui lieviti fini e ulteriori 4 mesi in acciaio.

In conclusione, volevo ringraziare i vignaioli che si sono mostrati così disponibili e mi sono parsi davvero entusiasti all’idea di scendere in Sicilia e salire sull’Etna. Anche noi siamo entusiasti all’idea di incontrarli e conoscerli di persona! Grazie per la collaborazione, nell’attesa noi stiamo preparando i calici…

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