I Vignaioli di Etna Fusion e l’Etna (parte II)

Dopo le introduzioni di vignaioli di Etna Fusion della scorsa settimana (Lorella Reale, Marco Colicchio e Thomas Niedermayr) è la volta di incontrare Sybil Baldassarre, Stefano Amerighi e Paolo Baretta di Rocco di Carpeneto.

Iniziamo con Sybil Baldassarre, di La Graine Sauvage; Sybil dall’Italia si è trasferita in Languedoc a fare vini per conto suo.
– Sybil, cosa conosci (ed, eventualmente, cosa ti piace) dei vini dell’Etna?
“I vini dell’Etna li amo particolarmente poiché, come tutte le terre vulcaniche, hanno quel quid in più che li rende incontestabilmente unici e di singolare mineralità.
Sono vini autentici e provenienti da vitigni autoctoni, indissolubilmente legati alla loro zona di provenienza, con profili eleganti e pieni di freschezza, qualità rara nei vini del Sud.
Adoro i bianchi dell’Etna soprattutto dopo qualche anno di affinamento in bottiglia, sono vini che invecchiano splendidamente dando vita a profili aromatici assolutamente unici.
I rossi poi sono straordinari, spesso pinotteggiano come dei Grandi Bourgogne, sogno segretamente di provare a piantare i due mitici Nerelli anche qui a Faugères, nel sud della Francia.

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Ho avuto modo di scoprirli ed innamorarmene relativamente presto nella mia carriera enoica, poiché ho avuto il piacere di studiare col mio caro amico Marco Nicolosi, produttore dell’azienda Barone di Villagrande, che mi iniziò ai vini dell’Etna e mi mostrò questo magico angolo di Mondo quasi vent’anni fa.
Non vedo l’ora di essere al salone per potermi assaggiare tutti i vini provenienti dai diversi versanti e scoprire tutte le diverse sfaccettature di questo eccezionale Terroir.”

– Ci vuoi raccontare un vino che ben ti rappresenta e che potremmo assaggiare a Etna Fusion?
rocalhas.jpg“Il vino che più mi rappresenta é senza dubbio il mio Rocalhàs 2016, assemblaggio di Grenache blanc, Roussanne e Marsanne in AOC Faugères blanc, che ben incarna tutta la nostra mediterraneità. Dall’ingresso amabile e generoso, riempie la bocca con la sua polposità, profondo e d’ironica freschezza, stupisce per il fine equilibrio.
Nel lungo retrolfatto tutta la potenza minerale delle scisti, per un finale iodato di mare e, in souvenir, esotici amari.”

Il secondo vignaiolo che incontriamo non ha bisogno di grandi presentazioni per gli amanti dei vini naturali, biodinamici in questo caso; si tratta infatti di Stefano Amerighi, recentemente premiato come miglior vignaiolo d’Italia dalla guida “Vini d’Italia 2018” di Gambero Rosso. 

Stefano-Amerighi-vignaiolo-biodinamico-in-Cortona.jpg– Cosa conosci (ed, eventualmente, cosa ti piace) dei vini dell’Etna?
“Il mio rapporto con l’Etna, nasce ad inizio duemila con l’incontro con Salvo Foti e con il suo lavoro di recupero attraverso il gruppo dei Vigneri.
Mi ha sempre affascinato il rapporto tra il vulcano la natura e l’uomo. amo il Nerello Nascalese ed il Cappuccio (anche nella versione “messinese” che fa Giovanni Scarfone a Faro) e sono affascinato dagli alberelli centenari etnei.
Oltre a Chiara Vigo, Cornellissen ed Eduardo Torres spero in questi giorni di andare a vedere il lavoro che la mia cara amica Patrizia Toth sta facendo per Planeta sull’Etna. Insomma il programma sarà fitto!!”

– Ci vuoi raccontare un vino che ben ti rappresenta e che potremmo assaggiare a Etna Fusion?
“Ad Etna Fusion porterò il mio nuovo Cortona Syrah Apice l’annata è la 2014 (piccola annata ma di gran carattere ed una delle versioni dell’Apice che ho preferito fino ad ora) il mio classico 2015 … e forse chissà in onore del Vulcano…qualche sorpresa.”

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L’ultimo incontro è con Paolo Baretta, di Rocco di Carpeneto, un’azienda vitivinicola a conduzione biologica radicale sita a Carpeneto (Al), in un pianalto posto tra le dolci colline dell’Alto Monferrato. La produzione è concentrata su soli vitigni autoctoni (dolcetto, barbera, cortese, nebbiolo, albarossa); anche a Paolo cui abbiamo rivolto le stesse due domande.

– Vuoi raccontarci anche tu cosa pensi del fenomeno Etna?
“Conosciamo certamente un po’ di vini dell’Etna, che sono oggi direi “di moda”. Non è difficile trovare etichette in giro, ma a noi capita soprattutto di incontrare degli amici e colleghi durante manifestazioni dedicate ai vini naturali, come nel caso di Eno-Trio, Etnella, Anna Martens e Frank Cornelissen. Sono vini molto interessanti che contrastano con certe immagini stereotipate del vino Siciliano, che peraltro ha altre fantastiche punte anche al di fuori dell’Etna, tipo Francesco Guccione, Pierpaolo Badalucco (nd.r. Dos Tierras) e Antonino Barraco.”

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– Quale vino, che ben rappresenta la vostra azienda suggerisci di provare ai prossimi visitatori di Etna Fusion che non vi conoscono?
“Dovendo fare una scelta univoca, Losna 2016, Dolcetto di Ovada, che porteremo con noi a Linguaglossa. Il Dolcetto è un vitigno identitario della nostra zona, dell’Alto Monferrato; questo è però radicalmente dall’idea purtroppo diffusa che si ha del Dolcetto, cioè quella di un vino semplice, molto piano, non longevo, da bere nei primi due anni di vita. Questa non è la realtà dell’uva; molto Dolcetto è vinificato in modo da rispondere a questa immagine, ma l’uva è un altra cosa. E’ un’uva ad altissimo contenuto tannico, e quando viene vinificata in maniera rispettosa dell’uva stessa, con macerazioni più o meno lunghe, si estraggono davvero i tannini e il vino non ha più nulla a che vedere con quell’immagine di un vino semplice. Il Dolcetto è altro e speriamo di farlo comprendere ad Etna Fusion al pubblico Siciliano, che forse non conosce più di tanto questa realtà.”

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Grazie a Sybil, Stefano e Paolo; abbiamo preso noto dei loro vini di assaggiare e non vediamo l’ora di incontrarli di persona. Quello che ci hanno raccontato ci ha reso ancora più curiosi di conoscere le persone che stanno dietro a questi vini e di ascoltarne le loro esperienze. Appuntamento a Linguaglossa per il 3 e 4 giugno. Qui trovate anche l’elenco della cantine Siciliane presenti.

Noi non mancheremo!

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