Pantelleria, figlia del vento e madre di vini e sapori unici (ilSicilia.it)

Si narra che a Pantelleria il mitico Ulisse abbia incontrato Calipso, donna bellissima che si innamorò dell’eroe. L’incontro avvenne nella Grotta di Sataria, antro segreto a sud dell’isola che si apre sul Mediterraneo e da cui si può scorgere la vicina Africa. Un racconto avvolto nel mistero e che ebbe in passato molteplici versioni. La stessa indicazione logistica presenta dubbi, ma quel che è certo è che, oggi come allora, la Figlia del ventoBent el Rhia, mantiene immutato il suo fascino arcano e dai colori selvaggi. Sempre diversa, sempre uguale a se stessa ma in continua trasformazione. Luogo reale e mitico nel quale il Maestrale è il principe e, insieme al Sole, determina i destini di questi luoghi. Una danza dei venti e dei marosi, che ha forgiato alture e luoghi, insieme al fuoco sprigionatosi nei millenni dalle viscere della terra.

Di un’isola così ci si innamora perdutamente, ma Pantelleria non svela mai del tutto se stessa all’innamorato, lasciandosi scoprire poco a poco. Un’isola grande, dal mare blu e profondo, che vive un intenso rapporto con la terra, nutrice e fonte di vita. Luogo di vigne, di capperi e ortaggi, Pantelleria: terra nera e vulcanica, di zibibbo e di sudore dell’uomo, che nei secoli l’ha lavorata, coltivandola dalle alture fino all’acqua, lasciando agli occhi del visitatore uno straordinario spettacolo di muretti a secco.

Il nostro amore per Pantelleria è antico e consolidato e non basterebbe un libro per descrivere l’isola.

Quello che qui vi proponiamo, pertanto, è solamente un breve viaggio alla scoperta dei suoi sapori e del suo vino, contrassegnato da alcune tappe, da momenti trascorsi a dialogare con ristoratori illuminati e a sorseggiare passiti e bianchi insieme ad alcuni produttori, che, con tecniche sapienti, antiche e a volte estreme, contribuiscono a rendere questa terra ancora più unica. Un viaggio, compiuto insieme alla giornalista Manuela Zanni, che ci ha accompagnato alla scoperta di personaggi e luoghi incantevoli. Grazie a lei ne abbiamo conosciuto alcuni, che meritano più di una menzione.

Salvatore Ferrandes

Luoghi e personaggi unici, dunque. Fra questi, c’è Salvatore Ferrandes, pantesco Doc come il passito che produce grazie alla sua piccola realtà a conduzione familiare insieme alla moglie Dominica. Un passito forte e intenso, dal forte colore ambrato e dal gusto insuperabile. La sua cantina, nascosta in località Mueggen raggiungibile da Khamma, è anch’essa unica: realizzata in un antico dammuso di famiglia del Seicento, ristrutturato sobriamente. Da qui si può vedere l’intera vallata, un tempo letto di lava incandescente e oggi fertile piana il cui occhio si perde fino al Piano Ghirlanda. Non vi meravigliate se Salvatore vi racconta che non ogni anno si può produrre il passito, perché il vino dipende dalla qualità delle uve e dal loro appassimento. E perciò quando la qualità ricercata non si ottiene, meglio attendere l’annata giusta, che non dar vita a un vino non all’altezza. “C’è chi nel mio passito sente gusti di vari frutti ed essenze – ci dice – a me interessa che si senta il vino”. Maestria pura.

Caterina e Lorenzo D’Ancona

Li abbiamo incontrati nella loro cantina. Caterina (Ketty per gli amici) e Sara sono due sorelle e si danno molto da fare per informare sui vini della loro azienda, organizzando anche iniziative culturali, proiezioni di film e altri eventi nel suggestivo baglio nelle campagne di località Cimillia. Nel periodo estivo c’è anche Lorenzo, il figlio di Ketty, che il resto dell’anno vive in Francia e si occupa di studiare e pianificare le strategie di marketing aziendale.
I vini D’Ancona prendono il nome dai venti di Sicilia: c’è “Scirocco”, Zibibbo macerato sulle bucce e affinato in botti di acacia; c’è il “Maestrale”, vino bianco secco leggero al palato e c’è il Fauno, vino dal nome mitico, non filtrato, ma unico. L’equilibrio è raggiunto con il passito Cimillya, da sorseggiare a solo o con frutta secca. Un’esperienza estatica.

Marco De Bartoli

Non si può parlare di passito di Pantelleria se non si gusta il Bukkuram “Padre della Vigna”, passito dal gusto forte e aromatico per intenditori. Il passito delle grandi annate:  appassimento al sole per circa il 50 per cento delle uve e a fermentazione avanzata segue una macerazione di novanta giorni, per poi riposare trenta mesi in barrique di rovere non nuove e sei mesi in vasca di acciaio. Un capolavoro. Per gli amanti dei bianchi c’è il Pietranera, zibibbo al cento per cento dal gusto secco e fluente. Gustato al tramonto, guardando la costa tunisina dal gazebo in mezzo alle vigne dell’azienda pantesca, è un’esperienza indimenticabile. L’opera di Marco De Bartoli, scomparso alcuni anni fa, continua oggi con i figli Gipi, Renato e Sebio. Una visita alla cantina di contrada Bukkuram, mentre Gipi racconta il vino dell’azienda, è un piccolo gioiello da incastonare nello splendore di quest’isola.

Abbazia San Giorgio

Conoscere Battista Belvisi, viticoltore e agricoltore, è un’esperienza che conduce nel cuore dei vini panteschi. La cantina si trova a Khamma e i vini dell’Abbazia sono unici nel loro genere. I vigneti sono nella parte sud orientale dell’isola, coltivati a Zibibbo per i due terzi e un terzo a Pignatello, Carignano e Nerello Mascalese. Fra i vini consigliati c’è il Rosso dei Sesi, il cui nome è ispirato alla tribù che qui visse in epoca precristiana, l’Orange, dal colore inequivocabile: uno zibibbo secco affinato in botti di castagno. E infine, il passito di Pantelleria, movimentato vino che coniuga dolcezza e acidità.

Tenuta Coste Ghirlanda

Il nostro tour fra vini panteschi ci conduce alla cantina Coste Ghirlanda, che prende il nome dalla località in cui si trova. Anima e cuore di questo luogo è Giulia Pazienza Gelmetti, vulcanica proprietaria dell’azienda, che dall’Italia centrale è giunta sull’isola ormai quasi vent’anni fa e si è fatta rapire dai suoi colori e dalla sua magia. Recarsi alla tenuta Coste Ghirlanda non è soltanto l’occasione per degustare i suoi vini, ma la possibilità di scoprire un universo agricolo e al contempo colto ed elegante. Quell’eleganza che nasce dal connubio fra la terra e il buongusto, che contraddistingue l’esperienza di Giulia, che da alcuni anni è proprietaria anche del Sikelia, l’hotel più esclusivo dell’isola, in contrada Monastero, non lontano da Rekhale e da Scauri alta. Da non perdere i bianchi secchi Jardinu e Silenzio e il Passito Doc Alcova, che Coste Ghirlanda produce con uve selezionate e lavorate secondo metodi tradizionali e antichi. L’incontro con Giulia Pazienza Gelmetti è una fortuna. Elegante e dinamica manager, ma anche – come l’ha definita Manuela Zanni – fata di questi boschi misteriosi.

Il resto del racconto del tour di Pantelleria, narrato da Alberto  Samona, si trova su ilSicilia.it, qui: Pantelleria, figlia del vento e madre di vini e sapori unici

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