I vini siciliani da uve antiche e quasi estinte: 6 nuove varietà nel registro nazionale

Da sempre la Sicilia cerca un modo per custodire le antiche varietà di vitigni, alcune delle quali addirittura a rischio estinzione. 

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Inzolia Nera

In uno dei progetti più importanti della regione sono oltre 4 mila i varietali che vengono coltivati e osservati, in pochi ettari (circa una ventina), a Marsala presso l’azienda Gemma Spano Bresina e a Comiso nei terreni dell’azienda San Pietro. In tutto 47.000 piante. Un caso felice e raro. Una ricerca esemplare che comincia a dare i primi frutti. Già al Vinitaly del 2017 si era tenuta una degustazione storica con 5 vini ottenuti da altrettanti 5 specie di uve coltivate qui e recuperate dall’antica memoria. Oggi arriva un’altra importante notizia. Perché su proposta dell’Assessorato Regionale siciliano per l’Agricoltura e nello specifico del Centro Vivaio F. Paulsen, 6 nuove varietà di vite da vino sono state iscritte ufficialmente al Registro nazionale delle varietà di vite. Cinque sono a bacca rossa. Si tratta di Inzolia nera, Lucignola, Orisi, Usirioto e Vitrarolo. Quello a bacca bianca è invece il Recunu.

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Lucignola (Photo credtis: vitisdb)

Un traguardo estremamente importante per la salvaguardia del patrimonio genetico della vitivinicoltura siciliana – afferma l’assessore Bandiera. – La registrazione consente a questi sei vitigni antichi, che in pochissimi esemplari sopravvivevano da secoli in Sicilia, di diventare delle nuove varietà di vite da vino idonee ad essere impiantate e a dare vini dalle caratteristiche organolettiche inedite e fortemente legate al territorio. Ciò è stato possibile grazie al lavoro d’individuazione e caratterizzazione svolto dai tecnici regionali che sono andati a ricercare vitigni storici in aree viticole marginali delle Madonie e dei Nebrodi, compresi i tradizionali orti familiari sparsi in tutta l’Isola, dove da secoli si coltiva la vite per la produzione del vino per l’autoconsumo“.

Quest’attività è da inserire in un vasto progetto iniziato nel 2003 denominato “Valorizzazione dei vitigni autoctoni siciliani“, che ha mirato al recupero, alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio ampelografico siciliano nella sua complessità. L’attività si pone gli obiettivi della raccolta e classificazione dei vitigni antichi cosiddetti “reliquia“, poi del recupero e della valorizzazione dei vitigni autoctoni siciliani in termini di utilizzazione viticola ed enologica e infine della registrazione di nuovi cloni regionali. La Sicilia resta uno dei pochi serbatoi di variabilità viticola europea nei quali è possibile trovare molti vitigni di cui si era persa notizia, oltre ai genitori e agli ancestrali di varietà attualmente coltivate in luoghi lontani.

I vitigni antichi non solo rappresentano un elemento essenziale per promuovere l’originalità nel mondo del vino, ma la loro tutela e promozione rappresenta anche una concreta azione nella salvaguardia della biodiversità e dei territori storicamente vocati alla viticoltura. La Sicilia ha una grande responsabilità nei confronti della storia vitivinicola europea: custodire il senso della storia che è insito nella tradizione, mantenere vivo il rapporto tra l’universalità del mito e la tradizione, dove i segni tangibili dei simboli sono veicolati dai vitigni antichi e dai luoghi che li fanno rivivere.

Qua l’articolo originale su Cronache di Gusto.

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