Una vignaiola di Sicilia ai tempi del COVID-19 (parte IV)

Marilena Barbera ha bisogno di poche presentazioni; sul suo sito lei lo fa così: “Mi chiamo Marilena Barbera e sono una vignaiola indipendente. Vivo e faccio il vino a Menfi, in Sicilia, insieme a mia madre e ai miei ragazzi.

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Marilena per anni è stata considerata fra le top influencers del vino, sia per la sua attività social che per il suo impegno e la sua attenzione alle problematiche che circondano questo mondo, sempre senza censure, ma con tanta voglia di raccontare e condividere.

Con lei continua la nostra serie di interviste ai tempi del COVID-19, (qui parte I, parte II e parte III) ma proprio per la sua propensione alla condivisione e alla scrittura, abbiamo deciso di dedicarle un post in cui ci possa dire la sua su preoccupazioni (tante, nel suo caso) e speranze (poche).

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  1. Come procedono i lavori in vigna?

Quest’anno abbiamo iniziato la potatura un po’ più tardi del solito. L’andamento delle scorse vendemmie, infatti, ci aveva suggerito di posticipare i lavori il più possibile per evitare un eccessivo anticipo nella maturazione delle uve, e quindi per arrivare a fine luglio con le bucce ancora coriacee in maniera da poter combattere meglio il caldo e l’eccessiva insolazione. Per compensare questo ritardo programmato, abbiamo assunto una squadra molto nutrita di potatori, in maniera che i lavori in vigna terminassero il prima possibile e ci lasciassero molto velocemente il tempo di dedicarci serenamente ai lavori di cantina. Quindi abbiamo terminato le potature a metà febbraio, e prima della fine del mese avevamo già completato la prima aratura dei terreni, incluso l’interramento del sovescio.

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Il germogliamento si è fatto parecchio attendere. Inizialmente, perché la straordinaria siccità dei mesi invernali ha rallentato il risveglio vegetativo dei vigneti. Negli ultimi giorni, per il drastico calo delle temperature, sia diurne che notturne. Al momento, solo le varietà precoci sono completamente germogliate (Chardonnay, Merlot, Alicante), mentre le varietà di seconda e terza epoca sono ancora nelle fasi iniziali del germogliamento.

Tutto sommato, una serie di coincidenze fortunate, considerato che già ai primi di marzo iniziavano a circolare voci su quarantena e rallentamento forzoso delle attività produttive. Una quarantena che per noi è iniziata tre settimane fa.

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  1. Quali sono le preoccupazioni principali attuali e future in questo periodo così particolare che stiamo vivendo?

Senza tanti giri di parole, la situazione è drammatica, e sarebbe meglio che iniziassimo tutti a rendercene conto, senza tanti arcobaleni alle finestre e #andratuttobene a caratteri cubitali.

Le ultime spedizioni del 2020 sono partite il 5 Marzo scorso. Già all’inizio della seconda settimana di Marzo abbiamo iniziato a ricevere email e telefonate di annullamento degli ordini, in due casi abbiamo fatto rientrare merce che era già stata spedita a clienti italiani.

Gli ordini dall’estero che ci erano stati inviati dai nostri importatori tra la fine di Febbraio e i primi di Marzo sono stati bloccati pochi giorni prima della data di approntamento prevista, e rinviati a data da destinarsi.

Sul fronte degli incassi è, possibilmente, una situazione ancora peggiore: non paga nessuno, nemmeno per forniture consegnate prima di Natale. Comprensibilmente, i nostri clienti non sono nella condizione di onorare i propri debiti, e chi di loro avesse ancora un po’ di liquidità sicuramente si trova a dover scegliere fra pagare i propri dipendenti, garantendo loro il posto di lavoro, o i propri fornitori.

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Dal punto di vista legale è una situazione paradossale: da un lato, come azienda agricola potremmo stare aperti, perché siamo considerati dal governo “attività essenziale”; dall’altro, non avendo NESSUN CLIENTE APERTO, non possiamo permetterci di accumulare costi, per i quali al momento non si prevede copertura.

Quindi, dato che potremmo per legge continuare a lavorare, non ci vengono concesse le agevolazioni previste per le attività ricettive e per le attività di ristorazione e somministrazione.

Tutto questo nel silenzio assoluto delle Associazioni di Categoria e dei media.

Da questa situazione discendono, evidentemente, serie preoccupazioni per il presente e per il futuro, sia immediato che di medio periodo.

Nell’immediato non si prevede che le attività di ristorazione e somministrazione possano riaprire, e anche dopo la riapertura, non si prevede che si possa tornare alla normalità per diversi mesi. Sarà una normalità comunque diversa da quella alla quale siamo abituati: penso ai wine bar, all’abitudine consolidata degli aperitivi, alle degustazioni e manifestazioni legate al vino che erano proliferate enormemente negli ultimi anni. Ragionevolmente non ci si può aspettare che queste abitudini, che mantenevano elevato e variegato il consumo di vino soprattutto in alcune nicchie molto attive, rimarranno invariate.

Nel medio periodo temo che subiremo un’onda abbastanza lunga sui mercati esteri. Paesi come gli Stati Uniti, dove l’epidemia è ancora agli inizi, e che non hanno ammortizzatori sociali efficaci come i nostri, vedranno una enorme contrazione del consumo di vino, soprattutto dei vini definiti “off the beaten path”, la cui recente popolarità ci aveva consentito di conquistare clienti molto più avventurosi e curiosi che in passato.

  1. Qualche nota positiva che dia un po’ di speranza per il prossimo futuro?

Ce l’hai una domanda di riserva? A questa mi è impossibile rispondere.

Leggo da più parti che molti hanno la speranza di convertire le proprie vendite dal canale tradizionale a quello online, come se bastasse aprire un e-commerce per sostituire dal giorno alla notte i propri distributori e decine di clienti horeca con eserciti di consumatori disposti ad acquistare pedane di vino in rete.

Invece temo che proprio sui canali innovativi ci ritroveremo fra poco la spietata concorrenza delle grandi aziende che fino a questo momento avevano tralasciato il canale diretto.

Non saranno tempi belli, per nessuno.

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