7 Domande 7 a Cristina Cannata (Le Sette Aje)

In occasione della Giornata di Campagna che si terrà domani, sabato 8 agosto, presso l’azienda Le Sette Aje, abbiamo incontrato Cristina Cannata, una delle sorelle che la gestiscono (quarta generazione della famiglia) per farci raccontare l’evento, ma anche per conoscere meglio quest’azienda, dove passione e professionalità, tradizione e innovazione si fondono con risultati sorprendenti, che meritano di essere approfonditi (e assaggiati).

Cristina Cannata
1) Sabato a Contrada Miccina ci sarà la sesta edizione della Giornata di Campagna; ci vuoi raccontare come si svolgerà e cosa avete programmato?

Ciao Andrea e grazie mille per questa intervista, è sempre un piacere scambiare quattro chiacchiere con te! Contro ogni pronostico, dati i mesi passati e l’emergenza sanitaria nazionale, sabato si terrà la sesta edizione del nostro format Giornata di Campagna. Sai, fino a qualche mese fa non eravamo sicurissimi di poterla proporre quest’anno e ora, a pochi giorni dell’evento, siamo davvero contenti di poter ospitare l’evento, con tutte le precauzioni e le misure di sicurezza anti Covid-19. La Giornata di Campagna è un evento che organizziamo due volte l’anno, un’edizione in autunno durante la raccolta delle olive e la molitura, e una d’estate prima della vendemmia. Questa edizione, che si terrà il prossimo sabato 8 agosto 2020, è interamente dedicata a uno dei punti centrali della nostra idea di agricoltura, la “cultura dell’autoctono”, ossia l’attenzione all’autoctono come riflesso della cultura e della tradizione, nel nostro caso, siciliana. Accoglieremo gli ospiti per le 18, proponendo loro una rilassante passeggiata in vigna. Seguiranno quindi due interventi: il primo fatto da noi, le sorelle Cannata al completo, in cui racconteremo questa nostra scelta di attenzione all’autoctono come filosofia; il secondo invece sarà tenuto dal Professor Nicola Trapani, esperto in coltivazioni autoctone, che racconterà qualcosa in più circa le cultivar tipiche della nostra zona, ossia la parte occidentale della Sicilia. Come ogni anno, il tutto si concluderà con una cena in vigna, con degustazione di piatti tipici siciliani in abbinamento ai nostri vini e oli evo. Questa volta però avremo degli ospiti speciali: a cucinare i piatti tipici siciliani ci sarà il team dell’Antica Focacceria San Francesco di Palermo, guidati dal patron storico Fabio Conticello. Ovviamente, rassicuriamo tutti che ci sarà anche la nostra instancabile e immancabile Nonna Rosalia, pronta con i suoi cannoli! Insomma, una bella festa, ci piace vederla così.

2) Due parole per presentare “Le Sette Aje” e la vostra realtà ai nostri lettori.

Le Sette Aje è una giovane azienda agricola siciliana situata nella Valle del Belìce (Contessa Entellina, Palermo), nata nel 2016 e gestita dalle sorelle Cannata -Rosalia, Cristina, Agata e Gabriella- raccogliendo 100 anni di storia e tradizione agricola familiare.

Le sorelle Cannata

Produciamo vino e olio extra vergine d’oliva promuovendo la coltivazione di cultivar autoctone e tipiche del territorio, alcune quasi scomparse, attraverso un lavoro di ricerca e di attenzione e con un metodo d’agricoltura naturale e innovativo, chiamato agro-omeopatia. La filosofia d’azienda si basa sulla volontà di riscoprire la genuina naturalezza e la bontà dei frutti della terra come espressione del territorio e della cultura: perciò tutti i nostri prodotti sono assolutamente naturali e artigianali. Attualmente produciamo 4 linee di vino: Canaddunaschi – Grillo in purezza, Donna Rosalia – passito di Grillo, Nakone – rosato di Moscato Zucco e una varietà antica non identificata, Cincu Stizzi – vino frizzante metodo ancestrale di Nerello Mascalese. Abbiamo 8 tipi diversi di olio EVO, 2 blend (Cerasuola, Biancolilla e Nocellara del Belìce), un cru, il nostro speciale Canaddunaschi e 5 monovarietali (Cerasuola, Piddicuddara, Murtiddara, Giarraffa, Nocellara del Belìce).

Siamo un’azienda davvero molto piccola e stiamo lavorando tantissimo per crescere: lo scorso giugno 2020 abbiamo lanciato il nostro nuovo sito web con il nostro e-commerce www.lesetteaje.it/shop/.

3) Avete scelto come argomento per l’evento di domani “La Cultura dell’Autoctono“, tema che ritengo molto adatto ai tempi e perfettamente in sintonia con le nostre idee di vini artigianali. Puoi spiegarci come mai la scelta di questo tema?

Come dicevo, il concetto di autoctono è alla base della nostra filosofia di fare agricoltura, è stata la nostra scelta fin dall’inizio, ed è una scelta non scindibile dall’altro punto caratterizzante della nostra agricoltura, ossia il protocollo agro-omeopatico. Alla base del nostro lavoro c’è la volontà di riscoprire la genuina naturalezza e la bontà dei frutti della terra come espressione del territorio e della cultura. Vogliamo raccontare, proporre e promuovere varietà tipiche del territorio, che sono parte di esso e, in quanto tale, lo esprimono. Il territorio con i suoi profumi, i suoi colori e i suoi sapori plasma la cultura, la arricchisce, la veicola, e con essa, anche la tradizione. L’Italia è uno dei paesi più ricchi del mondo se si considera il patrimonio viticolo, costituito da tantissimi vitigni, molti dei quali del tutto o quasi estinti. Ad oggi si contano più di 350 vitigni autoctoni sparsi per tutta la penisola (molti dei quali in Sicilia) e un discorso simile è possibile farlo anche sulle tipologie di alberi d’ulivo presenti sul territorio nazionale.

Entrando nel dettaglio, il termine autoctono associato a un vitigno identifica che questo è nato e si è sviluppato in una precisa area geografica, crescendo con il terreno ospitante fino a quasi diventare un tutt’uno con esso. I vitigni autoctoni sono quindi fortemente dipendenti dal loro ambiente di origine: questo significa che, se trapiantati in altre zone, non rispondono più alle esigenze qualitative e produttive, perdendo la loro tipicità unica. Questo è qualcosa di estremamente affascinante, pensare che i vini che derivano da vigneti autoctoni hanno uno spiccato carattere territoriale e sono espressione dello stesso, vantando peculiarità di prodotto non replicabili in altri contesti geografici in maniera autentica. Questo è uno dei motivi che ha provocato e, tuttora, sta provocando la scomparsa di molte varietà autoctone e antiche, determinando quindi la perdita di un patrimonio territoriale di cui erano parte integrante. Proporre i “nostri autoctoni”, infatti, significa offrire la nostra identità, far scoprire quello che siamo attraverso i cinque sensi. Osservare il dolce pendìo della nostra vigna, sentirne il profumo, ascoltare il ronzìo degli insetti e il vento tra le foglie, assaporare attraverso ogni acino il lavoro delle radici, della fotosintesi che ha dato vita a quell’acino, che è unico e irripetibile. Attraverso la coltivazione di vitigni e cultivar autoctone, noi di Le Sette Aje facciamo di questo una missione: ricercare gli antichi sapori, odori e colori della nostra terra, salvaguardarli, coltivarli e raccontarli, perchè essi sono espressione di ciò che siamo, della nostra cultura.  

4) Parliamo dei vostri vitigni autoctoni, fra cui il Grillo spicca, ma è in buona compagnia. Vuoi presentarci la vostra idea di Grillo e magari anche gli altri vitigni che coltivate nei vostri terreni.

In azienda accanto al Grillo abbiamo altri vitigni autoctoni, il primis il Catarratto B.L. e il Carricante. Abbiamo poi il Nerello Mascalese, il Moscato Zucco e un’altra varietà di cui andiamo particolarmente fieri che, però, non sappiamo esattamente cosa sia. Si tratta di un piccolo vitigno impiantato dal papà di nostro nonno non so dirti esattamente quanti anni fa, è un’uva con acini molto piccoli, dal grappolo compatto e rosa-arancio, diciamo color “tramonto”. Nonostante i nostri sforzi, non siamo ancora riusciti a identificarla. Si tratta di un’uva autoctona e antichissima, che noi usiamo per creare il nostro Nakone.

Per quanto riguarda il Grillo, è sicuramente il vitigno su cui abbiamo fin dal principio concentrato tutti i nostri sforzi e le nostre sperimentazioni iniziali. Nostro padre è sempre stato un cultore di questo vitigno, è stato uno dei fautori della DOC di Contessa Entellina, ed è praticamente innamorato di questa varietà. La nostra idea di Grillo è quella di proporlo così com’è, senza intaccarne in nessun modo la natura, senza modificare in nessuna maniera il modo di esprimersi di questo vitigno. Scelta coraggiosa perché il Grillo non è un vino semplice a cui approcciarsi: ha una gradazione alcolica particolarmente elevata (dai 13,5 fino addirittura ai 16) e ha un sapore che vira “sull’amarostico”, perciò molto spesso viene commercialmente proposto tagliato con l’inzolia o il catarratto. È un vino importante. Inoltre, fatto insolito per essere un vino bianco, è un vino che si presta all’invecchiamento. Noi stiamo seguendo e monitorando l’evoluzione del nostro Grillo, vediamo come cambia da anno in anno, addirittura da mese in mese. In più, chi si approccia alla degustazione delle diverse annate del nostro Grillo, noterà come ogni annata sia diversa, come il vitigno regala un vino mai uguale a se stesso. In più, noi abbiamo messo alla prova questo vitigno, non solo con il nostro Grillo in purezza Canaddunaschi, ma facendone anche un passito, il Donna Rosalia. Un esperimento decisamente particolare, di cui però siamo molto fieri.

Donna Rosalia (l’originale e in bottiglia)
5) So quanto sia difficile scegliere fra i propri vini; magari non ti chiedo di indicarci il tuo preferito, ma uno che secondo te rappresenta bene la vostra azienda. Ce ne vuoi parlare?

Domanda super difficile, soprattutto perché per un’azienda piccola come la nostra individuare un unico vino che ci rappresenti è davvero difficile. Con il Grillo Canaddunaschi siamo nati, il Donna Rosalia è il vino dedicato a nostra Nonna, Rosalia per l’appunto, per noi colonna portante della famiglia e figura davvero fondamentale. Il Cincu Stizzi, il nostro nuovo rosato metodo ancestrale di Nerello Mascalese, racconta la storia d’amore tra la nostra mamma e il nostro papà. Però forse il vino che più ci rappresenta è il nostro Nakone. In etichetta puoi vedere 4 casette (in realtà si tratta dei tipici “dammusi” siciliani, le abitazioni tipiche siciliane) che rappresentano noi 4 sorelle, poi ci sono due alberi che rappresentano i nostri genitori e il terreno, che invece rappresenta i nostri amati nonni, senza cui nulla sarebbe stato possibile. Questa piccolissima città sottosopra fa riferimento a Nakone, l’antichissima città degli Elimi mai rinvenuta. Dagli studi archeologici pare possa essere vicina a Rocca di Entella, più o meno in prossimità dei nostri terreni. Ci piace pensare che la vita di quella città possa essere passata anche per la terra che oggi ospita la nostra azienda. In più, il Nakone è fatto con la varietà autoctona antica misteriosa piantata dal mio bisnonno, tutto ciò aumenta il fascino di questo vino.

Agata e Gabriella Cannata
6) Siete fra le poche aziende vitivinicole in Italia ad applicare il protocollo agro-omeopatico; ci vuoi raccontare qualcosa?

Sì, siamo tra le poche aziende in Italia ad avere sposato la pratica dell’agro-omeopatia, anche se, a dire il vero, il numero delle aziende che sta scommettendo in questa direzione – soprattutto piccole e con un certo tipo di filosofia devota al naturale e all’artigianale – sta aumentando. Da noi le piante vengono coltivate con la stessa attenzione e cura delle generazioni che ci hanno preceduto, coniugando metodi naturali e metodi altamente innovativi, nel rispetto delle piante, delle loro caratteristiche naturali e dell’ambiente. Da qui parte la nostra innovazione che chiamiamo protocollo agro-omeopatico, un protocollo fatto di fasi e prodotti specifici studiati e individuati a seconda del vitigno a cui viene applicato. In generale l’agro-omeopatia consiste nell’applicare l’omeopatia all’agricoltura: richiamando l’omeopatia ‘tradizionale’, questo metodo agisce sulla struttura di base della pianta, rafforzandola e conferendole uno stato di salute ‘naturalmente ottimale’. Questo assicura maggiore floridità alla pianta, massimizza l’assorbimento dei nutrienti e la stimola ad aumentare le proprie autodifese. Tutelando la resistenza della pianta, l’agro-omeopatia minimizza di conseguenza l’aiuto esterno da parte dell’uomo, elimina il ricorso alla chimica in agricoltura, migliora lo stato di salute delle piante e dei suoi prodotti, oltre a sostenere le proprietà nutraceutiche dei suoi frutti. L’agro-omeopatia è una scelta a favore della salvaguardia dell’ambiente: l’impatto ambientale è infatti pari a zero. Tutto ciò ci consente di realizzare la filosofia citata prima: in questo modo, i prodotti esprimono tutta la bontà e la genuinità spontanea della pianta, e si definiscono naturali.

7) Quali sono i tuoi progetti per il futuro e quelli dell’azienda; cosa farete “da grandi”? 

Guarda, giusto un mese fa io ho lasciato il mio lavoro d’ufficio a tempo indeterminato per dedicarmi a pieno ritmo all’azienda, quindi auguratemi un enorme in bocca al lupo perché ne ho bisogno! In quattro anni siamo cresciuti tanto: siamo arrivati ad avere 4 linee di vino e una nuova in uscita ad autunno (di cui però non vi posso svelare molto ora come ora), e 8 linee diverse di olio EVO. Siamo fieri di quello che abbiamo fatto, piano piano e con tantissimi sacrifici. Anche quest’anno, nonostante la pandemia e lo stop forzato, siamo riusciti a fare grandi cose, prima fra tutte il nostro nuovo sito web con un e-commerce integrato che consente a chiunque di acquistare i nostri prodotti in assoluta sicurezza e affidabilità. Personalmente credo tantissimo nelle potenzialità del digitale e continueremo a studiare per individuare sempre nuovi progetti interessanti in questo senso. Per l’azienda, nello specifico, nel futuro prossimo il progetto sicuramente più grande, impegnativo e sfidante sarà quello di realizzare una cantina tutta nostra, oltre alla nostra oramai tradizionale missione di diffondere conoscenza della pratica dell’agro-omeopatia, e in questo senso i social e le community che le popolano sono degli ottimi strumenti.

Cristina e Rosalia Cannata

Che faremo da grandi? Se intendi a livello anagrafico, non credo ci diventeremo mai sul serio. A 28 anni mi scambiano per ancora per una 16enne, o addirittura pensano che io sia più vecchia di Rosalia che ne ha 35. Sotto questo punto di vista possiamo dormire sonni tranquilli, siamo una specie di “sempreverde”!

Grazie Cristina per il tempo che ci hai dedicato e per la passione che insieme alla tua famiglia ci mettete nel far conoscere questo angolo di mondo, con le sue tradizioni, da conservare con cura.
E auguri per la tua coraggiosa scelta di vita!

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