I Vini di Sicilia premiati da “5StarWines THE BOOK”

In occasione del Vinitaly è stata presentata la nuova guida di vini “5StarWines THE BOOK”, che vuole premiare e stimolare lo sforzo delle aziende che investono nel continuo miglioramento qualitativo dei propri prodotti, attraverso un raffronto prestigioso che individui uno strumento unico di marketing e di promozione sui mercati internazionali.

I vini sono stati valutati da panel giudicante di esperti di altissimo valore internazionale e di specifica conoscenza geografica (Master of Wine, Master of Sommelier, Sommelier, esperti giornalisti ecc.), condotto da Ian D’Agata, direttore scientifico di Vinitaly International Academy. Qui i nominativi dei giurati.

Ecco le aziende Siciliane, e i loro “vini di Sicilia”, segnalati nella guida: Continue reading “I Vini di Sicilia premiati da “5StarWines THE BOOK””

Fondo Antico, Aprile 2017

Nunc est bibendum

(285 parole)

Chi abbia letto La terra desolata ricorderà (forse anche senza volerlo) l’incipit sulfureo sulla fertilità e l’enigmatica rinascita della natura:

Fondo Antico - Aprile (vino rosato da Nero d'Avola)APRIL is the cruellest month, breeding
Lilacs out of the dead land, mixing
Memory and desire, stirring
Dull roots with spring rain.

APRILE  è il mese più crudele, genera
Lillà da terra morta, confondendo
Memoria e desiderio, risvegliando
Le radici sopite con la pioggia della primavera.
(trad. Roberto Sanesi)

Aprile è il nome del secondo rosato della cantina trapanese Fondo Antico, sempre a base Nero d’Avola. Rispetto a Memorie, non potrebbe esserci vino più diverso (e più lontano dai versi di T.S. Eliot): tanto è profondo ed intenso quello, vicino a un canto ancestrale, a un affondo in una dimensione epico-drammatica, quanto questo è lieve, fresco, avvolgente o, più ancora, travolgente.

A metà tra il tenue e il corallo, a seconda delle inclinazioni…

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Viognier IGP – Scalia & Oliva

Uva e Pomodoro

Viognier IGP 2016
(Scalia & Oliva, Sicilia)

Bere un bicchiere di vino
è come assaporare una goccia
del fiume della storia umana.
(Clifton Fadiman)

L’azienda Scalia & Oliva insiste sul territorio di Salaparuta, in provincia di Trapani, e vanta 25 ettari di terreni dei quali 15 di vigneti, 5 di oliveti ed il resto per semina di varie tipologie. L’azienda si trova in contrada Acque Colate Pergola a 300 m s.l.m. In una zona altamente vocata per la viticoltura, di fatti ricade nella DOC Salaparuta. La maggior parte dei vigneti sono coltivati in regime biologica. L’azienda nasce nel 1999 e il primo anno di imbottigliamento del vino risale al 2005. Oggi l’azienda produce e commercializza circa 50.000 bottiglie di vino e 2000 bottiglie di olio extravergine d’oliva.

Il Viognier 2016 è un monovarietale.
Presenta un colore giallo paglierino; al naso sentori floreale e fruttati, di frutti a polpa gialla quali…

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Il Perricone racconta la Sicilia occidentale

Nunc est bibendum

(550 parole)

Ci sono vini che spesso raccontano il territorio e ne sono bandiera. Per quanto riguarda la Sicilia, Catarratto, Nero d’Avola, Nerello Mascalese, Carricante, Zibibbo e Grillo chiudono il cerchio di buona parte delle bottiglie esportate oltre lo stretto e i confini nazionali. Eppure, non sono gli unici “lettori” del territorio. A questi nobili vitigni, va aggiunto perlomeno un nome che solo negli ultimi anni è diventato oggetto di una scommessa – il monovitigno – in quella triangolo che, per dare un’idea, è “chiuso” dalla Palermo-Agrigento, definendo così la Sicilia occidentale rispetto al resto dell’isola: il Perricone.

Maria Antonietta Pioppo, presidente della Fondazione Italiana Sommelier – Sicilia Occidentale, ha individuato cinque cantine che hanno scommesso in modo particolare su quest’uva e a un pubblico di esperti e appassionati ha offerto in degustazione un confronto imperdibile tra i produttori per inquadrare un territorio – sia pure vasto…

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Alessandro di Camporeale, Kaid -Vendemmia tardiva 2017

Nunc est bibendum

(320 parole)

Alessandro di Camporeale - Kaid Vendemmia tardiva 2017Appena uscita, la nuova annata (2017) del Kaid – Vendemmia tardiva di Alessandro di Camporeale, dopo quattro mesi in tonneaux di rovere francese e tre mesi di affinamento in bottiglia. Una delle espressioni più celebri e amate di questa vinificazione in Sicilia e, nello stesso tempo, uno degli esiti più riusciti del Syrah nel meridione e nell’Italia intera. Già il vino secco “tradizionale” ottiene in Contrada Mandranova risultati che stupiscono per il rapporto qualità / valore commerciale; la vendemmia tardiva arriva oltre.

Rosso rubino intenso e quasi impenetrabile, con riflessi purpurei e bella consistenza, al naso fa apprezzare subito gli aromi fruttati di fermentazione (frutta rossa in composta) e la nota speziata di pepe che quest’uva matura nel legno. Un mix di materia prima, lavoro in vigna e lavoro in cantina che forse, a poco tempo dalla vendemmia, non si impone, ma che in pochi…

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Your Next Lesson: Etna Bianco

Once again Eric Asimov teaches about Sicilian wines to the American readers of The New York Times. Yesterday it has been published a nice introduction to Carricante and Etna Bianco. Here you can see part of this article:

In the last few years, Sicily and Mount Etna in particular have become well known for their red wines, particularly those made of the nerello mascalese grape, which we drank back in 2016.

This time, we will look at the white wines of Mount Etna, known as Etna Bianco. These wines are made largely, sometimes entirely, of carricante. As with so many Italian grapes, it was little known and little appreciated until the last 10 or 15 years, when winemakers began to show just how good carricante could be.

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Il vino delle Madonie

La Confraternita del Tannino

Il vino che non c’era e non c’è. Ma che potrebbe esserci in futuro. È un calembour. Il vino, un Syrah siciliano, esiste eccome. Ha un nome e cognome, alcune vendemmie alle spalle, un vigneto di famiglia, e un luogo geografico del tutto particolare, da cui una vocazione tutta particolare: essere il vino delle Madonie.

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Nasce a Ganci a 1.000 metri di altitudine, non si pensi alla viticoltura eroica della Valle di Aosta, o alle vendemmie tardive canadesi degli ice wine, ma a Ganci la neve arriva, il mare di Cefalù è distante e le vigne di Salvatore Cicco sono le uniche a questa altezza. Basta questo per fare un buon vino? Se siamo in Sicilia fra Palermo e Messina, a Ovest dei monti Nebrodi e vicino a monti Peloritani, senza dubbio si.

Tutto nacque dal padre Gaetano che venuto a mancare ha spinto Salvatore e suo figlio Alessio, che…

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Moscato Cerletti, il futuro di un vitigno siciliano del 1874 poi chiamato Grillo (Wine in Sicily)

La storia del Grillo, raccontata da Wine in Sicily:

Diffuso nella Sicilia occidentale, particolarmente nel territorio di Trapani, il Grillo è un vitigno chiave nella produzione dei vini della provincia di Trapani. Fondamentale per i Marsala, ha dimostrato negli ultimi anni di essere un protagonista anche della tavola e sembra, anzi, che si sia evoluto sempre di più come vino strutturato e da affinamento. Con risultati sorprendenti.

Un passo indietro. Sulla sua storia e sulle caratteristiche c’è ancora poco. Sappiamo, però, che è un vitigno contemporaneo e che è un incrocio tra i vitigni Catarratto e Zibibbo (o Moscato di Alessandria). Le informazioni di archivio portano a Favara, un comune dell’agrigentino.

Il barone Antonino Mendola

Sul finire dell’Ottocento, il barone Antonino Mendola, agronomo e ampelografo, si dedicò allo studio delle viti, su oltre 4 mila varietà. Fra i documenti ritrovati ce n’è uno importantissimo. L’atto di nascita del Grillo, datato 1874, è scritto di pugno proprio dallo stesso Mendola: “seme di Catarratto bianco fecondato artificialmente col Zibibbo nella fioritura del 1869 nel mio vigneto Piana dei Peri presso Favara; raccolto a 27 agosto dello stesso anno; seminato in vaso a 3 marzo 1870 e nato verso il 20 maggio. Nel 1871 osservando nel vaso 105 una piantolina ben distinguersi tra le molte sue consorelle per vigore e colore delle foglie e più per tormento trassi una piccola mazza e la innestai nel febbraio 1872 sopra un robusto ceppo di Inzolia nera onde affrettare la fruttificazione e così ebbi il piacere di gustarne i primi grappoli nell’autunno 1874. Dedico questa pianta al chiarissimo Ing. G. B. Cerletti, direttore della Stazione Enologica di Gattinara”. Continue reading “Moscato Cerletti, il futuro di un vitigno siciliano del 1874 poi chiamato Grillo (Wine in Sicily)”

La vigna del mare, il vino che non c’è (The Internet Gourmet)

Questa è la storia di un vino che non c’è, ma pur non essendoci io ho avuto la fortuna di assaggiarlo… inizia così il bel racconto di Angelo Peretti della vigna del mare, sul mare, a mare di Marilena Barbera e del vino incredibile che riesce a produrre.

Il post su The Internet Gourmet è questo, che noi riportiamo di seguito.

Ne sono state prodotte una ventina di bottiglie appena, mai messe in commercio. Se venissero commercializzate vorrei poter essere tra i pochi fortunati ad acquistarle. Perché questo è un vino buonissimo, che sa di mare, che nasce sulla riva del mare, che è mare.

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Il vino l’ha fatto una vignaiola di Menfi, Marilena Barbera, coi pochi grappoli d’alcuni ceppi che crescono spontanei sulla spiaggia, in parte celati dentro alla rena, per proteggerli dalla salsedine e dal sole e dal vento e bisogna scavare con le mani per trovarli. In un tratto di quei quindici chilometri di costa che stanno fra Sciacca e Selinunte, dove, “fra le dune di sabbia bianca, crescono alcune viti di inzolia prefillosserica a piede franco, un vero e proprio monumento vivente alla biodiversità e alle tradizioni viticole del nostro territorio”, scrive Marilena sul suo blog. Continue reading “La vigna del mare, il vino che non c’è (The Internet Gourmet)”

Le vigne ad alberello dell’Etna e i segreti della potatura: Simonit&Sirch e Palmento Costanzo

Sul blog di Palmento Costanzo la scorsa settimana è comparso un interessante articolo sulla potatura e sull’alberello etneo. L’articolo è qui: Le vigne ad alberello dell’Etna e i segreti della potatura: Parola a Simonit&Sirch

Qui parte dell’intervista:

Osservando i principi di potatura dei vecchi viticoltori in vigneti longevi, è stato messo a punto il metodo Simonit&Sirch. Porsi l’obiettivo di aiutare la vite a invecchiare bene, guardando al passato in modo intelligente, è uno dei capisaldi del nostro lavoro e dà un grande merito ai vignaioli che scelgono questo approccio nella viticoltura”, racconta Alessandro Zanutta della squadra Simonit&Sirch.

Il nostro metodo di potatura segue quattro regole e parte proprio dalla gestione della vite, del rispetto per la pianta, scegliendo di fare sempre tagli piccoli, su legno giovane, rispettando il percorso della linfa, evitando le deleterie conseguenze derivanti dalle ferite dei grossi ‘tagli di ritorno’ in modo da portare la pianta a una felice vecchiaia; su quelle più vecchie, assecondiamo la crescita delle branche escludendo grossi tagli sul fusto. Queste lesioni – continua Zanutta – non solo sono una via d’accesso per i funghi responsabili di malattie del legno, ma provocano dissecamenti e la morte progressiva di parti importanti di fusto. Va ricordato che il legno di tronchi e branche è il ‘granaio’ dove vengono immagazzinate le sostanze di riserva della pianta e che servono alla sua crescita e sviluppo. Dunque ridurre la quantità di legno vivo, significa diminuire l’efficienza delle piante e quindi anche la possibilità di produrre uve di qualità superiore”.

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In natura, la vite ha la caratteristica di essere una pianta acrotona, ossia che predilige lo sviluppo delle gemme più distali del tralcio. “La potatura invernale è quindi l’atto tecnico più mutilante che subisce la vite nella sua vita. Per l’alberello, è ridotta questa mutilazione: non si fanno tagli alle ramificazioni. Solo così si evita il deperimento in favore della longevità della vite”.

La potatura è un momento delicato nella viticoltura, di precisione chirurgica, per questo di fronte a una vite di 80 -100 anni si rimane sempre un po’ sorpresi e pieni di ammirazione. “E’ un incontro sempre più raro nella viticoltura europea, ho avuto la fortuna di trovare viti molto vecchie sull’Etna – racconta Zanutta – e ho espresso tutta la mia stima per i viticoltori, come Palmento Costanzo, che portano avanti l’allevamento ad alberello appoggiato su palo di castagno. E’ una scelta coraggiosa e forse la più rispettosa per la pianta. Gli alberelli hanno bisogno di molte attenzioni e di molte ore di lavoro manuale, spesso in condizioni climatiche difficili, all’interno di tutto il vigneto”.  In questa forma di allevamento della vite, infatti, non è possibile adoperare la meccanizzazione come nell’allevamento a controspalliera che, proprio per questo, vede quasi la metà delle ore di lavoro in vigna.

Viene spontaneo chiedersi da dove deriva questa longevità e, istintivamente, si è portati a fare un paragone con gli uomini che vivono anche fino a 100 anni. “Noi trattiamo le viti come individui, ognuna è un mondo a se, non è possibile dare una risposta univoca”. Sappiamo che per gli uomini dipende dal patrimonio genetico, dal regime dietetico, dallo stile di vita, dalla vita affettiva, dal modo con il quale affrontano le difficoltà psicologiche. “Per la vite, oltre alle condizioni particolari dello sviluppo radicale che deve essere molto esteso, la mancanza dell’innesto ha un ruolo certamente significativo, assieme all’equilibrio vegeto produttivo che quella pianta ha avuto nel corso della sua vita e che le ha consentito di reagire senza conseguenze agli stati di stress come periodi di siccità”. Dunque, come per l’uomo, questa longevità non è frutto del caso, ma è il risultato di precise scelte operate dal viticoltore.