I Vignaioli di Etna Fusion e l’Etna (parte II)

Dopo le introduzioni di vignaioli di Etna Fusion della scorsa settimana (Lorella Reale, Marco Colicchio e Thomas Niedermayr) è la volta di incontrare Sybil Baldassarre, Stefano Amerighi e Paolo Baretta di Rocco di Carpeneto.

Iniziamo con Sybil Baldassarre, di La Graine Sauvage; Sybil dall’Italia si è trasferita in Languedoc a fare vini per conto suo.
– Sybil, cosa conosci (ed, eventualmente, cosa ti piace) dei vini dell’Etna?
“I vini dell’Etna li amo particolarmente poiché, come tutte le terre vulcaniche, hanno quel quid in più che li rende incontestabilmente unici e di singolare mineralità.
Sono vini autentici e provenienti da vitigni autoctoni, indissolubilmente legati alla loro zona di provenienza, con profili eleganti e pieni di freschezza, qualità rara nei vini del Sud.
Adoro i bianchi dell’Etna soprattutto dopo qualche anno di affinamento in bottiglia, sono vini che invecchiano splendidamente dando vita a profili aromatici assolutamente unici.
I rossi poi sono straordinari, spesso pinotteggiano come dei Grandi Bourgogne, sogno segretamente di provare a piantare i due mitici Nerelli anche qui a Faugères, nel sud della Francia. Continue reading “I Vignaioli di Etna Fusion e l’Etna (parte II)”

I Vini di Sicilia a Etna Fusion

Continuiamo a parlare di un evento la cui organizzazione ha catalizzato la nostra attenzione, come quella di chiunque ama i vini naturali in Sicilia; Etna Fusion 2018, già presentato qui.

Oggi è stato finalmente pubblicato sulla pagina Facebook di Vignaioli Naturali a Roma anche l’elenco (e che elenco!) delle cantine Siciliane che saranno presenti alla prima edizione di questo speciale appuntamento.. Eccolo qui:  Continue reading “I Vini di Sicilia a Etna Fusion”

I Vignaioli di Etna Fusion e l’Etna

Etna Fusion: un nuovo interessante appuntamento aspetta gli amanti dei vini naturali a Linguaglossa, il 3 e 4 giugno. Per prepararci all’evento, abbiamo pensato di contattare alcuni dei vignaioli presenti e di conoscerli un po’ meglio, partendo della falde dell’Etna. I primi graditi ospiti sono Lorella Reale, Marco Colicchio e Thomas Niedermayr.

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Così parlava Salvo Foti… (17 anni fa)

Ieri su Cronache di Gusto è stato pubblicato un articolo di Salvo Foti comparso originariamente sulla rivista Porthos n.7 del 2001 diretta da Sandro Sangiorgi. Salvo ricorda che, “alcuni, risentiti dalle mie parole, arrivarono al punto di definirmi un “talebano”. Negli anni successivi vi furono dei cambiamenti nel mondo vitivinicolo e i concetti da me espressi iniziarono ad essere sempre più ripetuti e condivisi. Oggi – si chiede Salvo Foti – dopo 17 anni, le parole da me scritte, in tempi non sospetti, sono ormai sulla bocca di tutti, ma è da chiedersi: è solo moda o veramente siamo entrati in un era in cui la vitivinicoltura è considerata un’attività produttiva con valenza culturale svolta nel rispetto concreto del Territorio e degli Uomini?”

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Ecco l’articolo, che, dimostra come Salvo Foti sia stato un vero precursore, un pioniere, leggendo oggi quelle parole, e un uomo coraggioso, con le idee molto chiare, ritornando a 17 anni  fa. D’accordo con Salvo, siamo felici di pubblicarlo anche noi:

“I nuovi sistemi di vita, la maggiore conoscenza, lo scambio di merci e informazioni a livello globale, macchine più potenti ed industrie più agguerrite: ciò che in una sola parola può definirsi “progresso”, a partire dal dopoguerra, ha stravolto e modificato ogni ambiente ed attività umana. In molti casi il progresso ha portato benefici enormi all’umanità, in altri ha trasformato intere zone, modi di vita, sistemi agricoli da secoli adattati ed in equilibrio con il territorio. In certe regioni italiane si sono visti cambiamenti colturali repentini, resi possibili grazie all’impiego di potenti macchine, che hanno addirittura modificato l’orografia di vaste zone: lo scopo principale era l’introduzione dell’irrigazione e di nuove colture intensive finalizzato alla quantità, determinando alla fine uno sfruttamento intensivo e sconsiderato del suolo. Quest’ultimo è stato in alcuni casi inaridito al punto da divenire completamente sterile.

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Contrade dell’Etna: ma un senso ce l’ha?

Nulla da dire, la vetrina di Contrade dell’Etna sta diventando una calamita per un sempre maggiore numero di persone. Ma, arrivati all’undicesima edizione, crediamo sia opportuno porsi qualche domanda, su finalità, bacino d’utenza e organizzazione. E, quindi, sul suo futuro.

20180423_103937Atto a divenire: l’assaggio dei campioni di vasca è un lusso per addetti ai lavori di alto livello. A partire dall’edizione 2017 si è infatti deciso che si sarebbero fatti assaggiare solo i vini dell’anno corrente e, a parte la disobbedienza di qualche anarchico (molto apprezzato dal popolo), questo è ciò che si trovava sui banchi di Castello Romeo.

E’ vero, le manifestazioni en Primeur non sono certo state inventate a Randazzo, come ci insegnano i Francesi, ma sono un’occasione per una nicchia di professionisti che ruotano attorno all’enologia. Anche Contrade in teoria ha limitato gli ingressi della mattina a giornalisti, ristoratori e distributori; ma era triste assistere all’ingresso indisciplinato e incontrollato di chiunque attraversasse contrada Montelaguardia lunedì mattina. Controlli pochi, e superficiali, sorrisi compiacenti e facili distrazioni hanno permesso a una folla non sempre competente di ritrovarsi col calice in mano ancor prima dell’ingresso al pubblico.  Continue reading “Contrade dell’Etna: ma un senso ce l’ha?”

I Vini di Sicilia a Vinitaly 2018. Cosa dice la rete…

Il Vinitaly si è concluso da una settimana e fioccano sulla rete recensioni, impressioni, migliori assaggi e opinioni.

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Abbiamo raccolto quelle che parlano dei Vini di Sicilia qui:

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Il carattere Etneo di Benanti: presente, passato e futuro dell’Etna

La storia moderna dei vini dell’Etna è iniziata qui; nessun dubbio, la famiglia Benanti ha segnato la storia, ha fatto la storia dell’Etna per come lo conosciamo oggi. Passato, ma anche presente, e certamente futuro.

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Nel corso della nostra visita abbiamo avuto il privilegio di incontrare due delle facce dell’avventura di Casa Benanti, il Cavaliere Giuseppe e suo figlio Antonio, che in momenti diversi della giornata ci hanno accompagnato fra mura intrise di storia e di vino, fra i vigneti museo di Monte Serra, fra i calici profumati del nettare di famiglia. E ci hanno raccontato, ci hanno narrato tanto di ricordi e sogni, progetti e fatiche, scoperte e rinunce. E, come ci ha insegnato Salvo Foti, con la sua idea dei vini umani, il “vino lo fa la visione di un uomo“, e se non conosci gli uomini e le donne che lo producono, non potrai mai capire pienamente quel vino. Continue reading “Il carattere Etneo di Benanti: presente, passato e futuro dell’Etna”

I Signori del Nero d’Avola (e non solo): Gulfi

Coltiva biologico, non irriga, vendemmia a mano. La filosofia dell’Azienda Gulfi ha un orientamento chiaro, e il nome del suo enologo per noi è una garanzia a prescindere.

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Vito Catania, tristemente scomparso a maggio dello scorso anno, infatti nel 1996 iniziò a collaborare con Salvo Foti. Da allora Gulfi ha adottato alcuni dei principi cardini di Foti: vitigni ad alberello, nessuno uso di concimi chimici, diserbanti, insetticidi e pesticidi, coltivazione di vitigni autoctoni siciliani. Primo fra tutti il Nero d’Avola, vitigno che dà vini naturalmente caldi (alcolici) e spiccatamente profumati, utilizzato in passato per migliorare vini deboli e aspri di altri Paesi (in particolare Borgogna e Gironda).  Il Nero d’Avola è il vitigno privilegiato di Gulfi, che infatti produce infatti 6 grandi etichette di Nero d’Avola in purezza, quattro delle quali sono cru pluripremiati prodotti nelle vigne di Pachino (NerobufaleffjNeromaccarjNerobaronjNerosanloré) a cui si devono aggiungere il Nerojbleo e Rossojbleo, anch’essi Nero d’Avola in purezza prodotti nelle vigne di Chiaramonte Gulfi (RG). Continue reading “I Signori del Nero d’Avola (e non solo): Gulfi”

Noi stiamo con Arianna

Oggi Arianna Occhipinti sulla sua pagina Facebook, ha lanciato un grido di aiuto, un’invocazione di soccorso, dopo aver subito l’attacco di alcuni vandali che hanno oltraggiato una parte delle sue viti e del suo terreno.

Un’offesa alla terra di Vittoria, alla nostra Sicilia, oltre che ad Arianna. E per la stima e l’affetto che ci lega a questa donna straordinaria, riportiamo qui il suo urlo silenzioso, le sue parole che, come sempre, sgocciolano un’immutata passione per la sua terra e un profondo senso di giustizia.

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“A Vittoria purtroppo capita che fare agricoltura diventa sempre più difficile. Vedete, noi non abbiamo effettivamente le gelate e spesso per fortuna anche la grandine passa lontano da qua, ma ogni giorno dobbiamo combattere con chi questa terra non la ama e pensa anche di possederla. Oggi sto mettendo questi cartelli dopo aver trovato nella vigna di c.da Santa Teresa il sovescio di veccia e favino completamente distrutto, pestato, oltraggiato, alcune viti spezzate e la rete divelta. Una parte di me riflette sul perché di molti silenzi, l’altra urla e chiede aiuto.
Noi siamo custodi di questa terra, e dobbiamo difenderla! Ricordatevelo.

E, ovviamente, anche questa volta confermiamo ad Arianna la nostra piena solidarietà.

Lungo il solco della tradizione: Vitivinicola Lombardo

È da oltre due generazioni che l’Azienda Vitivinicola Lombardo cammina lungo il solco tracciato dalle più antiche tradizioni contadine locali, coltivando e vinificando le proprie uve con lo scopo principale di esaltare la grande vocazione enologica del territorio.

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L’azienda si trova in contrada Cusatino, a Caltanissetta: su una superficie complessiva di circa sessanta ettari, ben quaranta sono vitati, con varietà di Nero d’Avola, Inzolia e Syrah. I terreni si trovano a un’altitudine di circa 550 mt s.l.m. in un territorio molto vocato per la viticoltura, con terreni argillosi calcarei di medio impasto e un clima caldo mediterraneo caratterizzato da sbalzi termici giorno/notte che precedono la vendemmia e che consentono di ottenere una migliore maturazione fenolica.

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