Ci hanno portato via il Bukkuram 2018: …

Per noi il vino è sempre stato gioie e dolori perché vissuto con passione e amore, non come semplice mestiere o business.
Questa mattina la più brutta delle sorprese, di quelle che ti lasciano basita, incredula: hanno rubato il nostro zibibbo quasi appassito, quindi per noi ancora più prezioso.
Un lavoro enorme di un anno, fra cura della vigna e poi di una difficilissima vendemmia. RUBATO in una notte.
In un territorio dove papà ha iniziato a lavorare con difficoltà ma caparbietà credendo fortemente in questo vino e dove si dorme con le porte aperte per la fiducia che abbiamo sempre avuto in questa isola.
Non ci sono parole, solo delusione e amarezza“.

Queste parole di Gipi De Bartoli comparse ieri sulla pagina Facebook di Marco De Bartoli ci hanno lasciato sbigottiti, amareggiati, addolorati. Perché chi ama i vini di Sicilia, anche ben al di là dei confini della nostra isola, non può non sentirsi così di fronte a tanta cattiveria, avidità e stupidità umana. Non solo per quello che non ci berremo quest’anno, noi Bukkuram-dipendenti, noi dell’hashtag #iobevodebartoli, noi che dei Vini di Sicilia cnefacciamo bandiera. Ma soprattutto per la mancanza di rispetto verso gli uomini e delle donne (Gipi prima fra tutte) che ci hanno messo passione, sudore, energie, tempo e tanta forza di volontà.

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Pantelleria, figlia del vento e madre di vini e sapori unici (ilSicilia.it)

Si narra che a Pantelleria il mitico Ulisse abbia incontrato Calipso, donna bellissima che si innamorò dell’eroe. L’incontro avvenne nella Grotta di Sataria, antro segreto a sud dell’isola che si apre sul Mediterraneo e da cui si può scorgere la vicina Africa. Un racconto avvolto nel mistero e che ebbe in passato molteplici versioni. La stessa indicazione logistica presenta dubbi, ma quel che è certo è che, oggi come allora, la Figlia del ventoBent el Rhia, mantiene immutato il suo fascino arcano e dai colori selvaggi. Sempre diversa, sempre uguale a se stessa ma in continua trasformazione. Luogo reale e mitico nel quale il Maestrale è il principe e, insieme al Sole, determina i destini di questi luoghi. Una danza dei venti e dei marosi, che ha forgiato alture e luoghi, insieme al fuoco sprigionatosi nei millenni dalle viscere della terra.

Di un’isola così ci si innamora perdutamente, ma Pantelleria non svela mai del tutto se stessa all’innamorato, lasciandosi scoprire poco a poco. Un’isola grande, dal mare blu e profondo, che vive un intenso rapporto con la terra, nutrice e fonte di vita. Luogo di vigne, di capperi e ortaggi, Pantelleria: terra nera e vulcanica, di zibibbo e di sudore dell’uomo, che nei secoli l’ha lavorata, coltivandola dalle alture fino all’acqua, lasciando agli occhi del visitatore uno straordinario spettacolo di muretti a secco.

Il nostro amore per Pantelleria è antico e consolidato e non basterebbe un libro per descrivere l’isola.

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Viaggio a Pantelleria, l’isola degli eroi del vino (Tp24)

L’uomo, e la natura, a Pantelleria, trova sempre la soluzione per sopravvivere. Per sopravvivere ai venti forti che soffiano costantemente travolgendo quest’isola nel cuore del Mediterraneo. Al caldo e alla siccità che rendono preziosa ogni goccia d’acqua che il cielo dona a questa terra. Da millenni Pantelleria è un’isola eroica. Come la sua agricoltura e il sistema ad alberello premiato con il riconoscimento di Patrimonio Immateriale dell’Umanità Unesco. Una pratica agricola per i vitigni, e quella varietà, lo Zibibbo, che resiste ed è forza di un’isola che ha nella terra, più che nel mare, la propria fonte di vita.

Basta percorrere in tutti i suoi 52 chilometri la strada perimetrale per accorgersi che, a differenza di altre, Pantelleria non è un’isola di pescatori, non è isola che guarda al mare ma alla terra, è luogo di agricoltori. Un popolo che nei secoli ha saputo trovare rimedio alle avversità ambientali. La morfologia montuosa, vulcanica, di Pantelleria ha portato alla coltivazione per terrazze. L’isola è esposta a forti venti, a cui si è trovato rimedio. Come con i giardini panteschi, dove far crescere arance e limoni, riparati da una costruzione in pietra circolare. I vitigni poi non si sviluppano in filari, ma in ampiezza.

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Di passiti e Zibibbo. Pantelleria, l’isola dolce.

“Esplorando i fondali addormentati intorno all’isola […] avevamo recuperato un’anfora con ghirlande pietrificate che dentro aveva ancora i residui di un vino immemore corroso dagli anni, e avevamo fatto il bagno in una gora fumante le cui acque erano così dense che si poteva quasi camminarvi sopra.” scriveva Gabriel García Márquez.

Nel  nostro viaggio a Pantelleria anche noi abbiamo assaggiato vini, non immemori ma memorabili, cresciuti in acciaio, in botti e anche in anfore, il cui ricordo conserveremo nel tempo. Così come quello degli uomini geniali incontrati, panteschi e no, ma comunque innamorati dell’isola dei dammusi, l’avamposto italiano dell’Africa. Continue reading “Di passiti e Zibibbo. Pantelleria, l’isola dolce.”

I 3vini3 di Sicilia di Marilena Barbera

Photo Davide Robbiati

Mi chiamo Marilena Barbera e sono una vignaiola.
Vivo e faccio il vino a Menfi, in Sicilia, insieme a mia madre e ai miei ragazzi.

Così si presenta Marilena Barbera sul sito della sua cantina; correttamente, perché Marilena è una vignaiola vera. Ma Marilena Barbera è anche una delle maggiori social influencer del mondo del vino: unica italiana nella top20 dei wine influncers, secondo la classifica annuale di Social Vigneron. Continue reading “I 3vini3 di Sicilia di Marilena Barbera”

A Pantelleria il passito è un giardino (La Stampa)

Lo ascolti al naso e senti l’uva sultanina, ma anche crema pasticciera, fiori di zagara, pistacchio, ginepro, olive. È un giardino questo bouquet con note impetuose nette. In bocca poi scende dolce e morbido, ma con speziature persistenti che ti solleticano la lingua e la accomodano con la dolcezza del dattero. C’è freschezza in questo sorso che fa tornare erbe officinali, rosmarino e poi quel dattero maturo.

Gran bella recensione del Passito di Pantelleria di Salvatore Ferrandes da parte di Paolo Massobrio su La Stampa: A Pantelleria il passito è un giardino – La Stampa

Costa Ghirlanda: Pantelleria nel bicchiere (WineSurf)

Su WineSurf oggi si parla di Pantelleria e, soprattutto, di Costa Ghirlanda e dei suoi vini:

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Nel 2009 escono le prime 3.800 bottiglie di “Lanostraprimavolta”, un IGP Sicilia, prodotto con uve Zibibbo. Si presenta così sul mercato una nuova azienda: Coste Ghirlanda, nata a Pantelleria, nel 2005, ad opera di Giulia Pazienza Gelmetti.   Tre i vini prodotti, tutti con uve Zibibbo (Moscato d’Alessandria), provenienti da vigneti allevati ad “Alberello Pantesco”, sistema d’allevamento iscritto nel 2014, dall’UNESCO, nella lista dei beni “Patrimonio dell’Umanità”.

Tre le Tenute: Costa Ghirlanda, sei ettari di Zibibbo allevati ad alberello, situata al centro dell’isola, Montagnole, nella parte est dell’isola, in riva al mare, di fronte alla Sicilia e Nikà, a sud-ovest, che guarda alla Tunisia.

Le nostre impressioni sono un poco cambiate (in meglio) nel tempo, (parliamo dei vini vinificati secchi, ovvero il “Jardinu” ed il “Silenzio”) abbiamo infatti trovato vini più maturi, ovvero più pronti e complessi. Nulla è cambiato invece riguardo all’Alcova, reputato, oggi come allora, un grandissimo Passito di Pantelleria.

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Se volete leggere l’intero articolo: Costa Ghirlanda: Pantelleria nel bicchiere ..:: WineSurf – Giornale di Enogastronomia: inchieste, interviste e degustazioni ::..

6 vini passiti che dovreste provare (Agrodolce)

Fra i 6 passiti che Manuela Laiacona ha deciso di suggerire agli amici di Agrodolce.it non poteva che mancare un sorso dorato proveniente da Pantelleria:

Passito di Pantelleria 2007 di Salvatore Ferrandes. Questo nettare proviene dal sistema tradizionale di allevamento ad alberello in conca nel 2014 nominato patrimonio dell’Unesco. Un vino deciso, audace ma estremamante raffinato; racchiude l’essenza del Mediterraneo e tutta la profondità di quest’isola. Sentori di zagara, note saline, aromi di zenzero, frutta a polpa gialla, mandorla rendono l’esperienza gustativa indelebile.

Per conoscere gli altri 5: 6 vini passiti che dovreste provare | Agrodolce