Contrade dell’Etna 2017. Le 10 contrade scelte da VinidiSicilia

Contrade dell’Etna sta diventando sempre di più un’opportunità per far conoscere i vini dell’Etna al di là non solo dello stretto, ma oltre i confini nazionali.

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SantaMariaLaNave: I ‘picciriddi’ di Sonia

Dopo aver letto tanto di lei, più all’estero che in Italia, più in Inglese che in Italiano, finalmente siamo riusciti ad incontrare Sonia Spadaro, di SantaMariaLaNave, una donna profondamente innamorata del suo lavoro.

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La grande bellezza. Wine tour sull’Etna da Santa Maria La Nave (Luciano Pignataro Wineblog)

La bellezza del luogo è un qualcosa di travolgente. Una tavolozza di colori, costituita dal nero delle sabbie e ceneri laviche ai nostri piedi, il verde della bellissima vegetazione composta da viti centenarie (rigorosamente a piede franco) ed infine il blu del cielo e allo stesso tempo del mare sullo sfondo. Camminando con fatica in un autentico vigneto eroico (“le persone che lavorano il nostro vigneto dicono di fare un passo avanti e due indietro” – ci comunica Sonia) siamo contornati da piante di nerello mascalese, nerello cappuccio, carricante, catarratto, minnella bianca e nera, oltre a moltissime altre varietà ancora in corso di identificazione.

“Qui attualmente produciamo il Calmarossa, 85% nerello mascalese e 15% nerello cappuccio, con in seguito l’obiettivo di produrre un nuovo vino con le viti prefillosseriche più antiche, che verrà affinato in legni di castagno dell’Etna”- continua un’entusiasta Sonia.

Qui in mezzo ad alberi di mele, olive, noci e castagne sono presenti ancora oggi ultra-centenarie piante madri da cui dopo 15 anni di selezione massale è nato il vigneto attuale di grecanico dorato.

In questo “giardino dell’Eden” vengono prodotti il “gioellino” Millesulmare (Grecanico Dorato in purezza, lavorato solo in acciaio con lungo affinamento in bottiglia) oltre all’ultimo arrivato Tempesta (trattasi di un metodo classico, fatto dalle vigne di millesulmare con una cuvée creata dal bravissimo enologo Enzo Calì, prodotto in appena 1300 bottiglie tutte numerate).

Sorgente: La grande bellezza. Wine tour sull’Etna da Santa Maria la Nave – Luciano Pignataro Wineblog

Calma Rossa dopo la Tempesta ovvero avventure enoiche a Mille metri Sul Mare (Salvy Big Nose)

Santa Maria La Nave is a petite reality on Mount Etna which is exploring and embracing the practice of extreme viticulture. They produce exclusively cru wines dealing only with native grapes farmed on prohibitive terroirs. They own two vineyards, one in the south-east area of the volcano and the other in the northwest area. The one in the south-east area is located in Contrada Carpene lying on the side of an extinct crater which is called Mount Ilice. This is the first vineyard we visited that morning and it’s where we met also Don Alfio who is the gentleman that has owned and farmed this land for the previous half of a century.

The palmento, older than Don Alfio, is still there and Sonia is investing in refurbishing it into a sort of little museum, since the Italian law does not allow anymore its practical use for winemaking. Shall the reader be curious to learn more about the modern winemaking reality arising from the Palmento’s tradition, I address her/him to the excellent book “Palmento: A Sicilian Wine Odyssey” by Robert Camuto.

Outside, the slope of the vineyard is striking, with altitudes rapidly roaming from 720 to 810 mt. The soil is characterised by pure black volcanic sands and ashes (about 1000 years old). It’s nealy impossible for us to climb up without having our boots sunk in the soft soil. It’s like walking in dry quicksand. I can’t seriously imagine what sort of strenous efforts and stubborn attitude are required to work this piece of land. One may also wonder how erosion has not washed this hill down in a day or two. Instead it’s exactly the opposite. Everything remains stable since centuries. Pre-phylloxera specimens of Nerello Mascalese and Nerello Cappuccio and other local varieties (Carricante, Catarrato, Minella, Moscatella dell’Etna, Insolia) testify the wealth of Etna’s viticulture as its in his original splendor. “We are doing our best to help this phoenix shining back from the ashes again”, says Sonia caressing a baby bunch of Nerello grapes. Veraison is barely started here. Vines on Mount Etna have such a longer cycle than the ones on Sicily lowlands. No doubts this is a main cause behind the finesse and vibrancy of Etna’s wines.

The rest of the article is here: Salvy Big Nose : Calma Rossa dopo la Tempesta ovvero avventure enoiche a Mille metri Sul Mare

Vinitaly 2016: 11 aziende da visitare (e 4 sono Siciliane) – Luciano Pignataro Wineblog

Sul sito di Luciano Pignataro, suggerimenti per Vinitaly 2016, con le cantine Siciliane in grande evidenza. Questi le 4 indicazioni della Sicilia:

Vi elenco di seguito alcune (scusandomi sin d’ora con chi non ho inserito nel sottostante elenco, ma cercherò in ogni caso di andare ad incontrare) tappe imprescindibili del mio personale tour enologico:

Santa Maria La Nave – Sicilia – Pad. 2 Stand. 91F (all’interno dello stand Benanti)

Cantine Barbera – Sicilia – Pad. 8 Stand. B8/E9

Baglio del Cristo di Campobello di Licata – Sicilia – Pad. 2 Stand 27/B

Azienda Agricola Graci – Sicilia – Pad. 2 Stand 105G

Il resto dei suggerimenti di Fabio Panci: Vinitaly 2016: undici aziende da visitare ma si accettano consigli – Luciano Pignataro Wineblog

Nerello Mascalese grape (SantaMariaLaNave)

Nerello Mascalese is the undisputed prince of the vine varieties growing on the mystic Mungibeddu, the Etna volcano. This volcano is located on the eastern coast of Sicily, eternal land of fire and passions, and inherits its extraordinary nuances, enclosing them in a wine of intense flavor and opulent shades that make it truly unique. This uniqueness is partly due to the soil, rich in ashes, mineral salts and sand, of the highest active volcano in Europe that, with its altitude of 3300 meters and its huge conical shape, overlooks uncontested the magnificent Catania and the romantic Taormina.

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Its uniqueness is also partly due to the climatic conditions, characterized by strong temperature fluctuations between daytime and nighttime, and to human work: planting density (6000/9000 vines per hectare, with a plant spacing of 1×1 o 1,25×1,25); growing techniques and farming methods preserving the old and traditional bush-training system, with supports of chestnut wood; 2-3 branches per plant, a spur with 2 gems; and an average production of about 60-70 quintals per hectare.
grappoli-uva-nerello-mascaleseThis is the link of Santa Maria La Nave, if you want to know the  history of history of Nerello Mascalese grape.

Sull’Etna tra eruzioni di mineralità e lapilli di emozioni con i Vini di SantaMariaLaNave (Wine Blog Roll)

C’è un luogo in Italia dove terra, cielo e fuoco si incontrano, un luogo dove l’energia vitale trascende gli elementi e la Natura infonde la sua forza in tutto ciò che vi nasce e cresce. Questo luogo si chiama Etna ed è proprio sul vulcano attivo più alto d’Europa che vi porto oggi. A 1.100 mt., sul versante Nord-Ovest del vulcano nasce la piccola cantina SantaMariaLaNave, una boutique winery fondata nel 2004 dalla famiglia Mulone.

Sorgente: Wine Blog Roll – Il Blog del Vino in Italia: Sull’Etna tra eruzioni di mineralità e lapilli di emozioni con i Vini di SantaMariaLaNave

“Una degustazione a quota 1000 metri con i vini di Santa Maria La Nave” sul Wineblog di Luciano Pignataro 

Riccardo ci ha raccontato di come è stato individuato il fazzoletto di terra sull’Etna, le prime microvinificazioni di più di 30 anni fa insieme al padre ed al fratello, l’amicizia e la successiva consulenza con la famiglia Benanti (precursori del mondo vitivinicolo etneo). Continuando con la “folle decisione” (sono state proprio queste le parole utilizzate) di produrre un proprio vino, o meglio due, con vitigni autoctoni e collaboratori autoctoni etnei solo per il piacere di produrlo senza intenti di stampo prettamente lucrativo.

L’intero racconto potete leggerlo qui: Una degustazione a quota 1000 metri con i vini della cantina etnea Santa Maria La Nave e le creazioni di Luigi Casotti del 3 Bicchieri di Arezzo – Luciano Pignataro Wineblog